giovedì 10 marzo 2022

ANIMALI MUTILATI. VETERINARIA E 5 ALLEVATORI VERSO IL PROCESSO.

Orecchie e code amputate, certificati falsi, importazioni irregolari, esercizio abusivo della professione: una veterinaria e cinque allevatori sono indagati a vario titolo per questi episodi, avvenuti tra il 2017 e il settembre del 2020. Si tratta dell’operazione chiamata "Crudelia De Mon" dai carabinieri forestali del nucleo Cites di Ancona. Nei giorni scorsi, il sostituto procuratore Rosario Lioniello ha notificato gli avvisi di conclusione delle indagini a Federica Angelini, veterinaria maceratese con lo studio a Recanati, e agli allevatori Andrea Pantano di Ancona, Cirioni Matteo e Marica Cotica di Jesi, Alessandro Bigozzi di Polverigi e Roberto Giannuli di Bari. A segnalare le anomalie era stato il servizio veterinario di Jesi: facendo i calcoli, era venuto fuori che alcuni cani erano stati importati dagli Usa troppo piccoli, prima che compissero le 12 settimane, e che quindi potessero essere vaccinati con l’antirabbica e viaggiare all’estero. Poi c’erano stati una serie di certificati relativi a cani corso, o pitbull, che erano stati aggrediti e per i quali si erano resi necessari gli interventi di taglio della coda e delle orecchie. Questi interventi sono richiesti per motivi estetici, con l’idea di rendere più aggressivo l’aspetto degli animali, ma sono vietati dalla legge. Tutti quei certificati erano sembrati falsi ai veterinari del servizio jesino, anche perché attribuiti a un professionista con sede all’estero, itinerante. Quando sono iniziate le indagini, i carabinieri forestali hanno scoperto che anche in altre procure erano arrivate delle segnalazioni: in occasione delle mostre, erano stati segnalati dei documenti anomali. Così sono partiti gli accertamenti, condotti anche sequestrando cellulari e computer agli indagati, analizzati poi dal consulente Luca Russo. Dall'inchiesta era emersa la complicità di diversi veterinari e allevatori in 11 regioni d'Italia, ma molti erano i veterinari coinvolti delle provincie di Ancona e Macerata molti dei quali sono usciti dal processo con dei decreti penali.