Molte volte è difficile far riconoscere il maltrattamento degli animali superiori come cani e gatti, specie quando lo stesso non è conseguente alla commissione di episodi di crudeltà o di violenza, ma si tratti di un maltrattamento derivante dalle condizioni ambientali. Certo la violenza fisica è più immediata da constatare, riconoscibile in quanto lascia segni nel corpo, a differenza di quella derivante da una vita in condizioni inadeguate che intacca il benessere psico-fisico. Ma anche questo deve essere considerato un maltrattamento penalmente perseguibile e deve essere tale anche quando riguarda, come nel caso in questione un coccodrillo, un caimano e un alligatore. Animali che si trovavano in un circo attendato a Monza e che erano costretti a vivere in condizioni davvero miserevoli. Contro questo sequestro, che riguardava anche altri animali, i circensi hanno fatto svariati ricorsi al Tribunale del Riesame e in Cassazione, ma senza ottenere il risultato sperato. Come prova il fatto che il proprietario dei coccodrilli sia stato condannato in via definitiva, mentre il procedimento nei confronti dell’altro imputato, per il maltrattamento di una tigre e di un leone, è attualmente in corso presso la Corte d’Appello del Tribunale di Milano, dopo un’iniziale assoluzione in primo grado impugnata dal pubblico ministero Giulia Rizzo della Procura della Repubblica di Monza. La sentenza di emessa dal giudice Letizia Anna Brambilla del Tribunale di Monza (nr. 2004/2016) è invece passata in giudicato ed è diventata definitiva, condannando l’imputato per il maltrattamento di diversi animali, fra i quali appunto i tre rettili.La sentenza, che rappresenta un punto fermo sulle condizioni di vita degli animali dei circhi, che devono comunque essere idonee ad assicurare il loro benessere minimo, senza poter essere condizionate o limitate da scelte economiche. Il giudice infatti prosegue nelle motivazioni che hanno giustificato la condanna affermando che «nel caso oggetto del presente processo non vi è alcun dubbio che non vi fosse alcuna specifica indicazione di crudeltà del proprietario, quanto piuttosto una chiara emergenza sul mantenimento al risparmio degli animali, di non elevato valore economico, di cui risultava economicamente più conveniente un mantenimento a costo estremamente ridotto, anche a rischio della morte dell’animale, che poteva essere riacquistato con esborsi inferiori rispetto ad un più adeguato stato di stabulazione e nutrizione». Con questa sentenza è stato fatto un grande passo avanti giurisprudenziale, che ha visto prevalere gli interessi di tutela degli animali rispetto a quelli economici del circense condannato. Mettendo un ulteriore punto fermo sull’impossibilità di poter considerare il circo una zona franca nella quale, in nome dello spettacolo e della non applicabilità della tutela ordinaria a settori regolamentati da leggi speciali, possano esserci situazioni di maltrattamento ambientale, tali da essere produttive di sofferenze. Che devono essere apprezzate e valutate anche quando riguardano dei rettili. Un’affermazione di responsabilità ottenuta grazie alla sensibilità del pubblico ministero, ma anche, e forse soprattutto, grazie alla grande attenzione e cura avuta nella redazione degli atti, delle consulenze e delle motivazioni. Prove e verbali che hanno superato il vaglio incrociato di diversi collegi giudicanti, dal Tribunale del Riesame alla Cassazione, per arrivare poi a una sentenza definitiva. Che ha comportato la confisca di tutti gli animali in sequestro.
TUTTE LE INIZIATIVE ED I COMMENTI RIGUARDANTI L'ASSOCIAZIONE AIDAA E LE SUE ATTIVITA'
mercoledì 27 marzo 2019
UCCIDE IL CANE DELLA CONSUOCERA E DA LA COLPA AI LUPI
Approderà nelle prossime settimane in tribunale la strana vicenda del barboncino scomparso di proprietà di una donna marchigiana che secondo quanto da lei stessa ricostruito sarebbe stato in realtà ucciso a fucilate dal consuocero, un cacciatore marchigiano che avrebbe poi asserito che il cane sarebbe stato ammazzato dai lupi. Una ricostruzione che non ha per niente convinto gli animalisti di AIDAA che hanno presentato una formale denuncia per chiedere che si faccia luce sulla vicenda, a quanto pare infatti il corpo del piccolo cane non è mai stato trovato, e la signora non chiede alle parole del consuocero, ora la vicenda arriva in tribunale.
SARDEGNA.ARRESTATI DUE BRACCONIERI
Due bracconieri arrestati, uno denunciato, un fucile, due vasi archeologici e volatili catturati illegalmente sequestrati. È il bilancio dell’operazione contro il bracconaggio portata a termine dal Corpo forestale nell’oasi di protezione faunistica del massiccio dei Sette Fratelli e nel parco regionale di Gutturu Mannu.
Ai domiciliari sono finiti Ivo e Luca Milia, rispettivamente di 53 e 40 anni entrambi di Burcei. Nella notte tra il 23 e il 24 marzo scorsi gli uomini del Corpo forestale di Campuomu li hanno bloccati mentre si appostavano per la caccia. Il fucile che stavano utilizzando, una doppietta calibro 12, aveva il numero di matricola cancellato. Sono finiti in manette per detenzione di arma clandestina.
Nel parco regionale di Gutturu Mannu il personale della stazione Forestale Capoterra ha sorpreso 55enne mentre catturava volatili. Nel corso della perquisizione, oltre a agli animali catturati illegalmente, 75 uccelli e diverse porzioni di cinghiale, sono stati rinvenuti anche due vasi archeologici (nelle foto). Gli oggetti sono stati consegnati alla Soprintendenza Archeologica per determinarne l’autenticità e la datazione. All’uomo denunciato per uccellagione, potrebbe essere contestato anche il reato di impossessamento di reperti archeologici, punito con una pena sino a tre anni di reclusione.
CANI AVVELENATI A MASSA. C'E' UN SOSPETTATO
«Il giustiziere» dei cani, la mano misteriosa che ha tracciato un percorso avvelenato dal mare fino alla montagna avvelenando gli amici a quattro zampe, potrebbe avere le ore contate. Gli agenti della polizia municipale che lavorano a stretto contato con il nucleo operativo delle Guardie Ecozoofile della Lega del Cane (volontari dal cuore grande) mantengono un rigoroso riserbo, ma dopo giorni di accertamenti, c’è una persona sospettata. Potrebbe essere lui dietro l’incubo iniziato a metà marzo con il racconto di Sara alla Nazione, che è riuscita a salvare Patata, la sua cagnolina. Qualcuno aveva gettato i bocconi avvelenati nel giardino di casa della ragazza che in via Pontremoli a Marina di Massa. Quello è stato il l primo di una raffica di episodi che hanno spinto le persone a scrivere cartelli per avvertire i padroni dei cani a non lasciarli liberi, perché il pericolo poteva essere dietro l’angolo.
Numerosi e incessanti anche i messaggi di allarme lanciati attraverso i social network, dove sono state raccolte altre storie di cani avvelenati, in alcuni casi con esito letale. Un «percorso avvelenato » da Bondano a Ricortola, alla Partaccia, ai Ronchi, sul viale Roma, a Marina, nella zona del Noa, Lungofrigido, poi allargato ad altre zone come via Treviso. Polpette, spugne fritte e pane: trappole per gli amici a quattro zampe, ma pericolose anche per i bambini.
Ma il lavoro degli investigatori è stato minuzioso. Il nucleo operativo delle guardie ecozoofile, che lavora in borghese, ha ricostruito il mosaico senza trascurare alcun particolare. E così si è arrivati a mettere gli occhi su una persona sospettata di aver sparso le polpette avvelenate. Inoltre gli investigatori hanno consegnato alla Asl dei bocconi «sospetti» perché vengano fatte le analisi necessarie. Una prova di più da aggiungere al dossier. E le indagini stanno proseguendo: polizia municipale e guardie ecozoofile hanno passato al setaccio le zone nelle quali è scattato l’allarme, hanno sentito testimoni e hanno raccolto segnalazioni e materiale sanitario, c’è anche una denuncia, e con un lavoro meticoloso hanno stretto il cerchio su una persona. Una persona sarebbe stata vista in atteggiamenti sospetti. Intanto il passaparola tra i padroni dei cani ed il servizio della Nazione hanno fatto in modo di limitare le conseguenze negative del «giustiziere» che sta ancora agendo con spregiudicatezza e cattiveria. Chi e perché ha deciso di mettere in pericolo i cani commettendo un reato penale oltre che mettendo a rischio anche la vita dei più piccoli? Il giallo potrebbe essere alle ultime puntate grazie alla professionalità e all’impegno degli investigatori.
martedì 26 marzo 2019
NOVATE. MAIALI AMMASSATI ED ODORI NAUESABONDI. UNA CASCINA SOTTO ACCUSA.
NOVATE/MILANO (26 marzo 2019) - Odori nauseabondi che costringono gli abitanti del quartiere Vialba di Milano a vivere di fatto con le finestre chiuse, maiali ed altri animali ammassati in maniera indegna. A finire sotto accusa è la Cascina Agricola di via Beltrami 19 a Novate Milanese oggetto dell'ennesimo esposto degli animalisti ed ambientalisti di AIDAA. Ecco come spiega l'iniziativa il presidente dell'Associazione Lorenzo Croce."Quella cascina è innanzitutto un lager dove vengono tenuti ammassati i maiali senza alcuna dignità per questi animali, ed inoltre è oggetto di inquinamento ambientale, in quanto il fetore che proviene da quelle stalle non certo per colpa dei maiali che vivrebbero felici altrove, ma per colpa di allevatori che non solo ammassano gli animali in numero eccessivo ma attraverso l'impianto di areazione sparge nell'area odori che sia di giorno che di notte rendono invivibile la vita ai cittadini del vicino quartiere milanese di Vialba e Via Vallagarina a Quarto Oggiaro per questo facendoci interpreti del doppio disagio per i cittadini e per gli animali la nostra vice presidente Salvina Inzana ha inviato una lettera alla competente ASL Veterinaria ed all'azienda ospedaliera Sacco che è proprietaria della cascina in modo che intervengano sia per evitare che gli abitanti di quella zona siano costretti a vivere con la puzza in casa, sia per garantire la sicurezza e il benessere ai maiali. Quell'allevamento - conclude Croce- va posto sotto sequestro subito". Infatti proprio a riprova della situazione insostenibile sono apparsi dei cartelli dei residenti nella zona di Quarto Oggiaro che mettono in evidenza il disagio della popolazione ma ci sono anche richieste di verifiche della stessa struttura per verificare che i permessi sulla tenuta degli animali, infatti nella cascina ci sono oltre ai maiali, anche polli e ovini la cui situazione di benessere è oggetto della lettera della vice presidente AIDAA Salvina Inzana portavoce del comitato dei cittadini che riportiamo per intero qui di seguito: "Con la presente la
sottoscritta Inzana Salvina, Intende segnalare la insostenibile situazione di
inquinamento ambientale che i residenti, sia della via Val Lagarina che delle altre
vie circostanti, sono costretti a subire dalla scorsa primavera 2018. Ciò è
dovuto ai miasmi della porcilaia della Cascina Agricola di via Beltrami 19, a
Novate Milanese ( in linea d'aria vicinissima al nostro quartiere). L'odore,
molto intenso, del letame è spesso continuo, sia di giorno ( dà la nausea) che
durante le ore notturne( rendendo impossibile il riposo notturno) . Nonostante
le ripetute segnalazioni all' Arpa e alla Asl il gestore della Cascina continua
ad alimentare questo inquinamento olfattivo a danno dei residenti. Da un'
ispezione compiuta da Asl ed Arpa è risultato che il n.dei maiali allevati dal
gestore è molto più alto di quello dichiarato (nella cascina oltre ai suini ci
sono diversi ovini, ,oche e galline.) Purtroppo la stalla dei suini ha come
impianto di aereazione di grossi ventilatori posizionati sulla parete di fronte
ai caseggiati della via Val Lagarina e vie limitrofe. Quando quando vengono
azionati buttano l’aria sulle case oltre l’autostrada, cioè sul quartiere
sopraddetto. Inoltre il corso d'acqua lì interrato, il Pudega, coinvoglia
proprio verso i tombini vicino alle case, facendo pertanto un effetto camino,
anche se non sembra vi vengano sversate sostanze nocive . Le speranze dei
cittadini sulla buona volontà del proprietario della Cascina perché adottasse
gli accorgimenti necessari al fine di bloccare le emissioni inquinanti sono
state purtroppo disattese e, dopo un anno, la situazione è rimasta la stessa.
Tra non molto arriverà l'estate. Dovremo ancora subire questo inquinamento
olfattivo? Ringrazio per l' attenzione. .Salvina Inzana, vicepresidente
nazionale ASSOCIAZIONE ITALIANA DIFESA ANIMALI ED AMBIENTE"
ROMA: NON E' STATO IL SUO CANE A MORSICARLO A MORTE.
E ora potrebbe davvero trattarsi di colpo di scena senza precedenti, infatti nella vicenda della tragica morte del signor Gianluca Romagnoli aggredito (ma il condizionale ora diventa obbligatorio) da un cane che lo avrebbe morso fino ad ucciderlo potrebbe emergere che il cane autore della presunta aggressione non sia stato Thiago, il suo corso ma un meticcio forse tenuto a cura del gregge di pecore che si trovava nel pomeriggio di sabato nel luogo (alla Borghesiana) dove è avvenuta la tragedia, secondo la prima ricostruzione la stessa moglie del quarantatrenne morto avrebbe indicato nel proprio cane corso il responsabile di questa vicenda, cane che è stato immediatamente sedato e portato alla muratella, e che per fortuna non è stato immediatamente soppresso. Ora la vicenda anche grazie alla presenza di alcuni testimoni, si complica e sono in corso indagini per appurare quale sia il cane che effettivamente ha aggredito l'uomo e solo l'autopsia potrà stabilire con quale dentatura è compatibile con i segni dei morsi trovati sul corpo dell'uomo anche se rimane ancora tutta da chiarire la dinamica e noi non escludiamo ulteriori colpi di scena nelle prossime ore. Anche se dovesse emergere l'errore, per noi cambia poco, nel senso che il cane che dovesse essere riconosciuto colpevole non andrà abbattuto ma rieducato, sia esso il corso oppure il meticcio.Ma va anche detto che come sempre con la scusa che i cani molossi sono considerati pericolosi che spesso a pagare sono loro anche quando come pare in questo caso non hanno colpa.
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| NON E' STATO LUI A MORSICARE A MORTE IL PADRONE. |
Aggiornamento ALLE ORE 14.04 DEL 29 MARZO 2019
In attesa di conoscere l'esito degli esami autoptici sul corpo dell'uomo ucciso presumibilmente dai morsi dei cani l'associazione italiana difesa animali ed ambiente ha inviato questa mattina alla procura di Roma la richiesta di potersi occupare della rieducazione del cane corso di proprietà dell'uomo morto, e comunque anche di qualunque altro cane coinvolto a vario titolo in questa vicenda. AIDAA chiede che i cani non vengano uccisi ma che si proceda alla loro rieducazione.
In attesa di conoscere l'esito degli esami autoptici sul corpo dell'uomo ucciso presumibilmente dai morsi dei cani l'associazione italiana difesa animali ed ambiente ha inviato questa mattina alla procura di Roma la richiesta di potersi occupare della rieducazione del cane corso di proprietà dell'uomo morto, e comunque anche di qualunque altro cane coinvolto a vario titolo in questa vicenda. AIDAA chiede che i cani non vengano uccisi ma che si proceda alla loro rieducazione.
CUCCIOLO DI DELFINO AVVISTATO DAVANTI AL LITORALE DI OSTIA
Fiocco azzurro di primavera sul litorale romano: avvistato infatti un cucciolo di delfino. Lo rende noto Oceanomare dolphins Onlus, che da tempo è impegnata nel progetto Delfini capitolini, con l'osservazione e lo studio delle presenze dei delfini nel tratto di mare tra Ostia e Fiumicino. "Con la primavera è arrivato il primo cucciolo del 2019 di Delfini Capitolini - informano i ricercatori - Questo weekend di meteo spettacolare sul litorale romano ha prodotto tanti risultati per il nostro progetto di studio del tursiope (Tursiops truncatus). Abbiamo infatti avvistato, in corrispondenza dell'Area Marina Protetta delle Secche di Tor Paterno, un gruppo di una decina di delfini, tra cui due giovani e un piccolo, che viaggiavano ben compatti verso nord. Dati fotografici e acustici sono stati raccolti per il proseguimento dello studio e conservazione di questa specie nel Tirreno".
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