lunedì 2 ottobre 2023

COMACCHIO. VETERINARIO SOTTO ACCUSA LA CLINICA RESTA SOTTO SEQUESTRO

 Comacchio Torna sotto sequestro l’ambulatorio del dottor Mauro Guerra. È l’ultimo tassello di una “battaglia” che il veterinario ravennate di Sant’Antonio, che contava molti clienti anche nel Basso Ferrarese, ha imbastito per riaprire la propria clinica, da quando, il 3 maggio 2021, l’inchiesta che lo vede indagato per vari reati tra i quali uccisione e maltrattamento di animali portò alla chiusura disposta dall’autorità giudiziaria. Lo ha deciso il tribunale del Riesame, che venerdì ha sciolto la riserva esprimendosi per la seconda volta, ma in senso opposto, dopo l’annullamento da parte della Corte di Cassazione della precedente ordinanza che invece aveva consentito al veterinario di riprendere l’attività.


Di fatto, la nuova decisione del collegio ravennate, riporta in vigore il sequestro esecutivo deciso dal gip Andrea Galanti. Nella pratica, l’ambulatorio deve tornare sotto sigilli. E così è stato fatto venerdì pomeriggio, fra i cartelli dei sostenitori dell’imputato, radunatisi davanti all’ambulatorio.

Contro la riapertura della clinica di Sant’Antonio si era battuta il pm Marilù Gattelli, titolare del fascicolo che ora vede a giudizio il veterinario. Il processo si è infatti aperto di recente davanti al giudice Piervittorio Farinella, mentre parallelamente l’ordine dei Veterinari lo ha radiato dall’albo.

Già in occasione del primo Riesame i giudici, pur ritenendo eccessiva la misura preventiva del sequestro dell’ambulatorio, avevano confermato la sussistenza delle accuse e parlando di un «corposo compendio indiziario». Non c’è discordanza fra magistrati, secondo i quali le contestazioni sarebbero fondate.

Ben 27 i capi d’accusa, documentati uno a uno con un ricco dossier fotografico. Ambienti sporchi, attrezzature chirurgiche come siringhe e bisturi appoggiati sul tavolo senza protezione, a poca distanza da un fornello da cucina usato presumibilmente per disinfettarle. Nella doccia due gatti morti e in un congelatore alcuni cani deceduti. Ci sono poi le immagini dei medicinali scaduti e delle fialette di Tanax, le poche rimaste rispetto a quelle tracciate dai registri obbligatori; 17 quelle svanite nel nulla, sufficienti per sopprimere negli ultimi due anni un numero di animali pari a 2.666 chili, stimati in un cane ogni due giorni. Quantitativi ritenuti abnormi, e non compensati da una necessaria fornitura di anestetici e antinfiammatori. L’esame tossicologico disposto dalla Procura sulle carcasse di quattro felini rinvenuti durante le perquisizioni ha confermato che la soppressione – oltretutto ingiustificata – è avvenuta senza anestesia né sedazione.

A tutto ciò si aggiunge il fronte della contestata evasione fiscale, che già a suo tempo ha portato al sequestro di un milione di euro. Le accuse parlano di escamotage che l’indagato avrebbe sfruttato per evadere le imposte sui redditi e sull’Iva: la documentazione extracontabile criptata per evitarne la consultazione a estranei, l’acquisto di medicinali con scontrini e non fatture, la custodia di farmaci in luoghi diversi dall’ambulatorio e l’uso di vari conti correnti per non incappare nelle segnalazioni anti riciclaggio. Infine, i 619mila euro in contanti trovati in una scatola nascosta nel garage di casa e giustificati come frutto di anni di risparmi. Secondo la Procura sarebbero invece risultato anche di attività fatta di farmaci autoprodotti e venduti ai clienti o profilassi spacciate solo sulla carta, con etichette stampate in casa