lunedì 20 gennaio 2020

MA ESISTE LA PANTERA DI SAN SEVERO?

Realtà o suggestione? Ogni tanto torna alla ribalta sulle pagine dei giornali la questione degli avvistamenti della pantera nera di San Severo in provincia di Foggia. Di questa mattina le ultime notizie dell'avvistamento del grosso felino nero mantato che sarebbe stato visto da un uomo che stava portando il cibo al proprio cane in campagna. Ora aspettiamo gli sviluppi  tifando ovviamente sempre e solo per la pantera.. vera o fantomatica che sia.

MILANO MUNICIPIO 8. AREA CANI TRASFORMATA IN DORMITORIO PUBBLICO

Già il fatto che in queste notti freddissime ci sia gente costretta a dormire su una panchina pubblica riparata solo da una o due coperte di lana, ma la cosa che maggiormente non va bene è che questo avviene all'interno di un area cani che si trova nel municipio otto di milano a meno di 200 metri in linea d'aria dal comando dei vigili. Le aree cani non devono essere trasformate in dormitori, con annessi bagni all'aperto pubblici. Le persone devono dormire al caldo, e i cani giocare liberamente. 

SPARI NEL BOSCO PRESI DUE BRACCONIERI A TREMOSINE

TREMOSINE'. Partita come un'operazione di soccorso ad un capriolo feritosi è conclusa con il sequestro di una vera e propria dotazione da bracconaggio e la denuncia di due persone, padre e figlio di Tremosine. I fatti si sono svolti martedì 14 e hanno visto la polizia provinciale di Brescia grande protagonista: una pattuglia composta da tre agenti era stata allertata per la presenza di un giovane capriolo ferito che si era rifugiato nel parco di una villa a Barbiano di Salò

Gli agenti, raggiunto il posto, sono riusciti a soccorrere l'animale e, accertato che il sangue che perdeva era da ricondursi ad una escoriazione superficiale,dopo le cure del caso hanno proceduto alla sua liberazione. Per farlo hanno caricato l'animale sulla Jepp di servizio e si sono diretti verso Tremosine nella zona di Val Negrini nel Parco Alto Garda. Qui hanno rimesso in libertà il giovane capriolo.

All'improvviso, però, hanno udito un colpo d'arma da fuoco. Sono, quindi, scattate le operazioni di indagine (anche perché il martedì è giornata di silenzio venatorio) per cercare di capire chi avesse sparato mentre nel frattempo sono stati uditi altri colpi. Gli agenti si sono appostati e dopo una breve attesa  hanno visto transitare due persone, un 58enne e un 29enne di Tremosine, padre e figlio, entrambi in atteggiamenti sospetti.

I due hanno tentato di rassicurare gli agenti negando alcun coinvolgimento negli spari ma, dopo un' accurata perquisizione, sul veicolo è spuntata, occultata in un doppio fondo del mezzo, una carabina winchester calibro 270 con ottica di precisione, tre proiettili esplosi e uno integro. A quel punto il controllo si è fatto più serrato e i poliziotti hanno rinvenuto anche una vera e propria dotazione da bracconaggio consistente in capienti zaini, ottiche, binocoli, telemetri, visori notturni, radio ricetrasmittenti, segacci, coltelli a pugnale, guanti e sacchi di plastica, tutto il necessario per individuare, abbattere e macellare sul posto quanto il parco avrebbe offerto tra caprioli, cervi o cinghiali.

A quel punto per padre e figlio era impossibile negare: dopo l'ammissione di responsabilità dei due gardesani, le operazioni si sono concluse a Tremosine con l'arrivo sul posto del comandante della polizia provinciale intervenuto da Brescia. Dagli accertamenti eseguiti è emerso che il 58enne risultava privo di licenza di caccia perché già sospesa, mentre il figlio deteneva e impiegava munizioni non denunciate.

Oltre al sequestro di tutto il materiale, armi e munizioni, i due tremosinesi denunciati a piede libero dovranno ora rispondere in concorso tra loro di caccia senza licenza, caccia in giorno di silenzio venatorio (il martedì non è giorno di caccia), porto illegale d'arma da fuoco all'interno di zona vietata come il Parco Alto Garda, detenzione e utilizzo di munizioni non denunciate, omessa custodia di armi e munizioni. Le operazioni si sono quindi concluse in tarda serata con il sequestro del materiale e la denuncia all'Autorità Giudiziaria dei due fermati.


FONTE

9 BRACCONIERI DENUNCIATI NELLA ZONA DELLO STRETTO DI MESSINA

Si è appena concluso a ridosso dell’area dello stretto di Messina, un servizio antibracconaggio dei Carabinieri forestali dei Nuclei Carabinieri CITES di Reggio Calabria e Catania e del SOARDA – Sezione Operativa Antibracconaggio e Reati in Danno degli Animali, finalizzato al contrasto degli illeciti in danno dell’avifauna svernante.Il fenomeno della caccia illegale ai danni dell’avifauna migratoria nello stretto di Messina ha ampia diffusione tanto da far rientrare le province in uno dei sette black-spot (aree calde del bracconaggio italiano) individuati dal “Piano d’azione nazionale per il contrasto degli illeciti contro gli uccelli selvatici”. L’attività ha consentito di denunciare numerosi bracconieri operanti nei territori di Oppido Mamertina, Taurianova, San Giorgio Morgeto, Feroleto della Chiesa, Montebello Jonico e Messina.
In Calabria, in località Castellace, è stato denunciato un bracconiere intento ad utilizzare un richiamo elettroacustico per l’abbattimento di tordi bottaccio. Un secondo utilizzava un’arma priva del prescritto riduttore. Poco più avanti veniva controllato un cacciatore che aveva abbattuto, tra gli altri, esemplari di tortora dal collare, specie nei cui confronti la caccia non è consentita. Infine, in un uliveto situato nel territorio del comune di Taurianova, è stato denunciato un cacciatore che aveva abbattuto degli esemplari di Fringuello.

7 CANI AVVELENATI A PARTINICO 3 SONO MORTI.

animali, Palermo, Cronaca
Ennesima strage di cani a Partinico. In sette sono stati avvelenati in una zona periferica della città mentre tre non ce l'hanno fatta. La vicenda è stata denunciata alla polizia municipale e ai carabinieri ed è stata aperta un'indagine per cercare di individuare il responsabile dell'avvelenamento.
Non è stato reso noto il luogo del ritrovamento dei cani per evitare ripercussioni contro la volontaria che si occupa dei randagi di quella zona dopo la denuncia.

RAVENNA. PRESO L'AVVELENATORE DEI CANI DEL BORGO. E' UN OTTANTENNE

Le polpette avvelenate abbandonate in borgo avevano naturalmente provocato preoccupazione nei proprietari di animali e molti faentini avevano manifestato la propria indignazione anche sui social media. Tutta la città si era giustamente indignata e allarmata per la cosa. Negli ultimi due anni polpette avvelenate sono state ritrovate nella zona del Ponte delle Grazie, del Ponte della Memoria e attorno a via Boschi, con diversi cani avvelenati, purtroppo alcuni morti. Episodi ripetuti, non è ancora detto se per mano dello stesso autore, che generarono paura in molti residenti. Gli abitanti del Borgo segnalavano in maniera costante il ritrovamento di esche avvelenate abbandonate a terra, destinate agli animali domestici. Il veleno, rinvenuto nelle polpette fatali, era sempre stato certificato dall’ASL essere il metaldeide: potentissimo veleno, per il quale non esiste antidoto.
“Chi compie atti premeditati a danni di vittime innocenti come gli animali andava fermato assolutamente” Questo è stato l’obiettivo della Polizia Locale. Senza contare il fatto che a essere in pericolo, in queste situazioni possono essere anche i bambini, essendo il veleno utilizzato pericoloso anche per il semplice contatto.
L’inciviltà e la cattiva coscienza, unite allo spregio per creature che non possono difendersi dalle crudeltà gratuite, sono sintomo di un disagio e di una frustrazione notevole e, per tali motivi la polizia locale dell’Unione della Romagna Faentina ha messo nella attività investigativa un grande impegno, un’indagine alla vecchia maniera, partita raccogliendo confidenze ed indizi presso bar, circoli, edicole della zona interessata.  Ed è, quindi, con enorme soddisfazione che ora i caschi bianchi faentini comunicano di aver individuato il presunto autore di tali gesti sconsiderati. Un faentino di 80 anni, incensurato, residente nel Borgo è stato infatti sottoposto nei giorni scorsi a perquisizione domiciliare dai vigili faentini su disposizione della Procura della Repubblica di Ravenna, essendo sospettato di essere l’autore degli avvelenamenti. Gli uomini della locale hanno trovato nascosto in casa dell’uomo il veleno utilizzato per preparare le micidiali polpette. Questo elemento, oltre agli altri pesanti indizi che la polizia locale faentina aveva già trasmesso in Procura, ha consolidato un quadro indiziario pesantissimo nei confronti del pensionato faentino che si è dovuto così presentare immediatamente al Comando di via Baliatico, accompagnato dal proprio avvocato di fiducia, per essere interrogato, atto  disposto dal Sostituto procuratore  Stargiotti.
Nell’interrogatorio l’uomo si è però avvalso della facoltà di non rispondere. Ora il pensionato, dovrà comparire in Tribunale a Ravenna per rispondere dei reati che gli sono stati ascritti, ovvero: l’ articolo 544-bis, del codice penale, che punisce l’uccisione di animali«per crudeltà o senza necessità»  con la pena della reclusione sino a 18 mesi e, l’ articolo 674 sempre del codice penale per aver abbandonato cose pericolose in un luogo di pubblico transito.
Si sottolinea anche che la Giurisprudenza ha preso in considerazione, finalmente, anche il danno morale e fisico causato al padrone dell’animale che muore a causa di avvelenamento: il legame infatti che si crea fra uomo e animale è molte volte talmente profondo da causare depressione e disagi difficili da affrontare in caso di perdita.  L’autore degli avvelenamenti può quindi essere chiamato anche a pesanti risarcimenti economici in sede civile.

fonte

domenica 19 gennaio 2020

APPELLO. SERVONO MARSUPI DI LANA PER I PICCOLI CANGURI AUSTRALIANI

ROMA (19 gennaio 2020) - L'Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente - AIDAA  rivolge a un appello a tutte le persone che si dilettano a lavorare a maglia coi ferri: Servono con urgenza marsupi di lana da inviare in Australia per poter tenere al caldo i piccoli canguri salvati dagli incendi che hanno perso nelle fiamme le loro mamme. Per questo chiediamo a tutte le signore (in particolare alle nonne che lavorano benissimo a maglia) di buona volontà che ne sono capaci di darci una mano nel confezionare i marsupi in lana che una volta raccolta saranno da noi inviati in Australia per essere usati per scaldare e quindi salvare la vita ai piccoli canguri orfani. 
PER INFO 34792969949