sabato 25 maggio 2019

CANI CON PARASSITI TENUTI ALLA CATENA CORTA A NETTUNO

Cinque ore di attesa ma, alla fine, non è mai arrivato nessuno. Questa la denuncia dall’Associazione Nazionale di Protezione Ambientale ‘Earth’. Le Guardie Zoofile sono intervenute a Nettuno per due cani lasciati in condizioni pietose. I due animali, infatti, sono stati trovati ricoperti dai parassiti, legati con catene troppo corte e con l’acqua putrida. Alla loro richiesta di intervento della ASL però non ha risposto nessuno.

I cani sono stati trovati entrambi legati, uno ad una catena a norma di 5 metri ed uno con una catena molto corta. L’acqua a loro disposizione era sporca e gli animali avevano parassiti. Le guardie Earth hanno quindi elevato pesanti sanzioni. Le guardie hanno. inoltre, tentato di contattare la ASL attraverso telefonate e anche tramite fax dalla Polizia Locale non è intervenuta. Sarebbe stato compito della ASL provvedere allo spostamento dei cani al sanitario. Dopo 5 ore di attesa, le Guardie non hanno ricevuto alcuna risposta e nessuno è intervenuto. I cani sono quindi rimasti sul posto. Le guardie hanno prescritto visita medica, cuccia a norma e catena a norma anche per l’altro cane e torneranno per dei controlli.
‘É una vergogna che deve finire. La ASL del litorale non è collaborativa e non si riesce a portare al sicuro animali che ne avrebbero bisogno’. Queste le dure parole dell’Associazione EARTH che ha denunciato alla procura della Repubblica il comportamento omissivo della ASL.


BINASCO. TEST DEL DNA SUL CANE CONTESO

La vicenda

Tutto inizia cinque anni fa, quando un cagnolino di razza Pinscher esce per il suo consueto giro tra le campagne vicino a Binasco, nel Sud Milano, e non fa ritorno a casa. Il padrone, un agricoltore di 65 anni, ne denuncia subito la scomparsa e per settimane visita canili e sparge la voce, alla ricerca del suo fedele amico.

Ritrovato dopo alcuni mesi

Solo alcuni mesi dopo scopre che il cagnetto è stato trovato da una signora che lo ha portato in una clinica veterinaria di Milano. Dopo una decina di giorni, il canile milanese che ha preso in cura il cucciolo, non riuscendo a rintracciare il padrone, lo dà in affidamento alla donna che lo ha trovato. Il cane, infatti, non è dotato di microchip e non è quindi registrato all’anagrafe canina: un errore costato caro al proprietario.

Ma la storia non finisce qui

La signora si accorge che il cane ha difficoltà ad ambientarsi, non riesce proprio a vivere in appartamento, abituato a girare libero per le campagne. Decide quindi di contattare un’esperta, un’addestratrice cinofila che appena vede il cagnetto lo riconosce: è Whisky, l’amico a quattro zampe dell’agricoltore che disperato ancora lo cerca. Inizia così una lunga richiesta di contatti, di incontri: si cerca di convincere la signora a restituire il cucciolo di tre anni, ma lei non sente ragioni e non intende separarsi dal cane.

Le vie legali

Il proprietario decide quindi di rivolgersi a un avvocato, Francesca Zambonin, che intraprende una lunghissima battaglia per fare in modo che il cane torni al legittimo proprietario. Ma non è semplice: come fare a dimostrare che è proprio Whisky? Ed ecco l’intuizione: “Abbiamo chiesto al giudice di nominare un perito esperto in biologia genetica veterinaria e di disporre di un test del dna per accertare l’identità del cane”, racconta l’avvocato, esperta in controversie che nascono proprio per l’affidamento degli animali. Anche se, ammette lei stessa, un caso del genere non le è mai capitato.

Il test del dna conferma

Di solito si tratta di coppie che litigano per ottenere l’affidamento di cani o gatti dopo una separazione. La richiesta è insolita, ma il giudice accetta. Il test del dna non lascia dubbi: quel cane è proprio Whisky. La comparazione tra il test effettuato su peli e saliva del cagnetto e quello rilevato su cuscini e giochi del cucciolo combacia perfettamente. E non è facile: la genetica dei cani è molto diversa da quella degli uomini. Eppure, il perito è convinto: si tratta di Whisky.

La sentenza dopo cinque anni

Passano gli anni, cinque, e finalmente arriva la decisione del giudice: il cane deve ora tornare al proprietario. Ma la donna non cede ancora: “Dovremo chiedere un atto esecutivo”, afferma l’avvocato, dispiaciuta perché “è trascorso molto tempo, la giustizia ha un percorso lento su certe situazioni, è comprensibile. Forse bisognerebbe considerare anche che i cani hanno un’aspettativa di vita di pochi anni e accelerare questi casi”.

Parte della famiglia

Considerazioni condivisibili a parte, il cane deve ufficialmente tornare dall’agricoltore. “Può sembrare esagerato – ammette il legale –, ma per il mio cliente il cane ha un valore inestimabile, un affetto profondo nato nei primi anni di vita, quando lui si era infortunato e il cagnetto era il suo compagno fedele che gli ha dato la forza di rialzarsi in un momento difficile. Per molte persone gli animali sono a tutti gli effetti parte della famiglia”.

LUPO INVESTITO DA UN TRENO ALLE PORTE DI DOMODOSSOLA. MORTO.

Il corpo senza vita di un lupo è stato trovato la mattina di venerdì 24 maggio, sulla linea ferroviaria Domodossola-Novara. L’animale è stato investito da un treno, all’altezza di Calice, frazione alle porte di Domodossola, provincia di Verbania Cusio Ossola. Si tratta, a quanto riporta la polizia provinciale, di un esemplare maschio, il cui corpo è stato rinvenuto sulla massicciata ferroviaria. L’animale è stato messo a disposizione dell'Istituto zooprofilattico di Torino che lo sottoporrà a tutti gli accertamenti per capire se il lupo fosse già stato "campionato" in passato nel Verbano Cusio Ossola o in altre zone.  

CRICETO SALVATO DAI POMPIERI CON L'AUTORESPIRATORE

(ANSA) GROSSETO, 24 MAG - Una squadra dei vigili del fuoco di Grosseto è intervenuta per un incendio in un appartamento in via Podgora. Le fiamme sono state spente ma è stato necessario rendere inagibile parte dell'abitazione. Nessuna persona è stata coinvolta ma la squadra dei vigili ha salvato un criceto intossicato dal fumo: per farlo i pompieri hanno fatto ricorso all'aiuto dell'autorespiratore.

GATTINA DODO - SCATTA LA TAGLIA SULLO SPARATORE

Abbiategrasso (25 maggio 2019 )- Una taglia da duemila euro è stata istituita sulla testa dello sparatore che con un colpo di carabina la scorsa settimana ha ferito al femore la gattina Dodo di proprietà di una famiglia residente nella zona Penny- Via Novara ad Abbiategrasso. La taglia sarà pagata a chi con la propria denuncia aiuterà ad assicurare alla giustizia lo sparatore, individuandolo e facendolo condannare definitivamente per il crimine commesso. La testimonianza dovrà essere resa in forma diretta ai carabinieri o comunque alle forze dell'ordine che si stanno occupando del caso e poi comunicata telefonicamente all'associazione al 3479269949. Intanto le condizioni della micia migliorano, anche se per tornare a camminare ha dovuto subire un importante intervento chirurgico con l'introduzione di una protesi, mentre non è stato possibile estrarre il proiettile che è stato isolato dentro la gamba della micia.

STRADE DI RONDONI. AIDAA SCRIVE AL VESCOVO DI JESI: "SPOSTI QUEL PRETE"

Jesi (25 maggio 2019) - In relazione alla strage di Rondoni morti folgorati a causa del filo elettrificato steso dal parroco della chiesa di San Pietro Apostolo sul tetto della chiesa dove i rondoni andavano a nidificare, l'associazione italiana difesa animali ed ambiente dopo aver denunciato il parroco per maltrattamento di animali, ha inviato una lettera al vescovo della diocesi di Jesi Monsignor Gerardo Rocconi chiedendo che il parroco in questione sia allontanato dalla chiesa in quanto "il suo comportamento ha dato scandalo contro la natura e contro l'amore di Dio per tutte le sue creature".

venerdì 24 maggio 2019

INDAGATO IL BIDELLO DI GIOIA TAURO

Gioia Tauro (24 maggio 2019) - Indagato il bidello di 63 anni della scuola Eugenio Montale di Gioia Tauro. L'uomo giovedi della scorsa settimana si era reso responsabile della morte di un gatto, ucciso a bastonate dentro la palestra della cittadina calabrese davanti a due scolaresche. Il bidello era stato denunciato il giorno dopo dai carabinieri e la procura di Palmi aveva aperto un fascicolo di indagine a suo carico, mentre della vicenda era stato interessato anche il ministro dell'Istruzione Bussetti a cui sono arrivate le segnalazioni sia da parte del garante dell'infanzia della regione Calabria che un'interrogazione della vice presidente della commissione istruzione della Camera on.Paola Frassinetti. Ora l'uomo sarebbe stato indagato per il reati di maltrattamento di animali causante la morte ai sensi dell'articolo 544 del codice penale. Mentre rimangono al vaglio degli inquirenti le posizione delle due maestre e del preside che con le loro relazioni pare abbiano tentanto di sminuire la portata dei fatti, per loro si ipotizzano i reati di falso ideologico e abuso d'ufficio.