martedì 26 aprile 2022

CAVALLI SFRUTTATI. SONO I COMUNI A RISARCIRE CHI LI AIUTA

 Cavalli drogati, sfruttati nelle corse clandestine. Cani feriti in combattimenti fuorilegge. Cuccioli maltratti dai loro padroni, tenuti senza cibo o acqua fino allo stremo. E ancora babbuini, dromedari, specie esotiche costrette in luoghi e in una vita totalmente inadatta a loro. La fotografia è contenuta nell'ultimo rapporto Zoomafie della Lav che ormai da 22 anni raccoglie i dati dei vari uffici giudiziari. Ma cosa succede quando un animale viene sequestrato dal giudice? Chi deve prendersene cura e soprattutto chi paga? Se lo sono chiesti in un'interpellanza approdata in Parlamento i due deputati di Forza Italia, Pierantonio Zanettin e Mauro D'Attis: «Non tutti gli uffici giudiziari del nostro paese si comportano nello stesso modo. E non sempre, ad esempio, vengono riconosciute le spese veterinarie, quelle spese vive che si trovano ad accollarsi le associazioni alle quali vengono affidati gli animali posti sotto sequestro», spiega Pierantonio Zanettin. Non si tratta di pochi spiccioli. Per rimettere in forma cavalli magari drogati per le corse clandestine, o cani feriti in atroci combattimenti le spese del veterinario sono tanto necessarie quanto ingenti. Il sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto sgombra ogni dubbio: «L'onere del rimborso delle spese di mantenimento degli animali grava sullo Stato e, dopo il passaggio in giudicato della confisca degli animali, sul Comune nel cui si trovano». E in questo senso spetta «al sindaco la vigilanza sull'osservanza delle leggi e delle norme relative alla protezione degli animali», come massima autorità sanitaria locale. Per Sisto «l'affidamento agli enti e alle associazioni è a titolo gratuito» ma devono essere «rimborsati delle spese di mantenimento degli animali intese in senso ampio» e quindi non solo cibo, uso e pulizia del luogo di ricovero ma anche spese veterinarie e vaccini». Il chiarimento di Sisto elimina «definitivamente quei dubbi - ha concluso Zanettin - che spesso hanno provocato un comportamento diverso da parte dei diversi uffici giudiziari». Un chiarimento utile a chi si prendono cura di questi animali e li fa tornare a vivere.



PIGNORATO IL CIMITERO DEGLI ANIMALI DI VIGEVANO.

 i nomi sulle lapidi sono Lucky, Lilly o Minù, perché questo non è un cimitero come gli altri. Dal 1976 il centro Caronte a Vigevano è un luogo per la sepoltura degli animali di affezione. Si tratta del più antico d’Italia, costituito con atto notarile. Tanti, passando sulla provinciale 494, che in questo tratto si chiama viale Agricoltura, notano quelle piccole tombe e le tante persone che, anche dopo anni, piangono i loro cani e gatti (ma anche conigli e perfino un porcellino d’india) e portano fiori. Adesso il rischio è che tutto venga perso per sempre. Che le salme delle bestiole, circa 500, siano spazzate via. Il terreno, concesso da sempre in comodato d’uso gratuito all’associazione Caronte, è stato infatti pignorato al proprietario dalle banche, che hanno provato a metterlo sul mercato. Una raccolta fondi tra soci e simpatizzanti dell’associazione ha reperito il denaro necessario, oltre 26 mila euro, per acquistare l’area dopo che l’asta dello scorso 25 marzo è andata deserta.

L’associazione Caronte

«Una situazione — spiegano Fulvio Polaroli e Marco Benetti, presidente e amministratore delegato dell’associazione Caronte — che ci ha permesso di guadagnare tempo e capire come muoverci. Siamo certi di una cosa: vogliamo continuare a garantire questo servizio unico nel suo genere». Nella vicenda non mancano gli intoppi burocratici. Dopo oltre 45 anni è stato scoperto, studiando le carte del bando d’asta, che il terreno sul quale sorge il cimitero ha destinazione agricola e non commerciale. Quindi, l’area è incompatibile con i servizi cimiteriali. Nessuno prima se ne era accorto, né ci sono mai stati esposti o lamentele. Così da fine marzo l’attività è sospesa, e non vengono accettate nuove sepolture. «I tecnici comunali — spiega il sindaco di Vigevano, Andrea Ceffa — stanno cercando in archivio qualche vecchio atto che dava l’autorizzazione, per poter sanare la situazione. Finora non è stato trovato».

L’ipotesi trasloco

Negli anni ’70 nessun legislatore ipotizzava un luogo simile e quindi non esistevano procedure specifiche. Le ipotesi vagliate in queste settimane sono varie: il Comune può agevolare un trasloco, ma non può adoperarsi per cambiare la destinazione d’uso, da agricola a commerciale. «Quest’ultima soluzione — proseguono da Caronte — per noi sarebbe stata la migliore. Il trasferimento invece è una procedura più delicata. Molti soci non sarebbero contenti, soprattutto se le tempistiche fossero serrate. Se però il Comune ci mettesse a disposizione una superficie, consentendoci procedure lunghe almeno una decina d’anni (il tempo di mineralizzazione dei corpi degli animali), allora sarà possibile abbandonare questa sede senza traumi. Anzi, potremmo valutare di ampliare il servizio con un sito per la cremazione. Di fatto, tutto dipende dal Comune. Non ci siamo presentati all’asta, nonostante la fatica per trovare i soldi, perché un’eventuale ordinanza di bonifica farebbe schizzare i costi a centinaia di migliaia di euro. Per questo, per noi, non ha senso che i creditori insistano nel voler vendere il cimitero degli animali».

Il Piano delle sepolture

«Vigevano — conclude il sindaco — rivedrà a breve il vetusto piano cimiteriale cittadino. Nel camposanto “degli umani” potremo ricavare un’area idonea per ospitare il nuovo Caronte. Riteniamo che sia un servizio fondamentale e prestigioso per la nostra città, e sentito da tanti. Ma, o troviamo negli archivi gli atti che concedevano i permessi per stare dov’è adesso, o non vedo alternative allo spostamento». Sempre che qualche privato non decida di acquistare l’area prima e usarla per altri scopi, quando (e se) verrà bandita la seconda asta.



lunedì 25 aprile 2022

LA STRAGE DIMENTICATA DEI 60.000 CANI E GATTI INVESTITI SULLE STRADE ITALIANE

PALERMO (25 APRILE 2022) "Proviamo a pensare solo per un attimo al terrore, alla paura ed al dolore che provano un cane o un gatto investito da un auto che non si ferma a soccorrerli ma corre via veloce, proviamo per un attimo ad immedesimarci in questi momenti di agonia, negli attimi, nei minuti ed a volte delle ore che precedono la morte di un essere senziente investito e lasciato agonizzante in mezzo ad una strada. Se ci immedesimiamo solo per un attimo capiremo cosa passa per la mente e per il corpo straziato di quel cane o di quel gatto per parlare solo degli animali domestici, ma lo stesso discorso vale per tutti gli animali selvatici, dai piu piccoli ai più grossi. Paura, terrore e dolore queste sono le tre parole che accomunano la fine della vita per decine di migliaia di cani e gatti che ogni anno vengono investiti e lasciati morire per strada". A scrivere questa riflessione nella nota stampa è l'Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente AIDAA che prosegue cosi. "Non riusciamo ad avere un numero preciso di cani e gatti investiti e lasciati morire, ma siamo nell'ordine delle decine di migliaia ogni anno, non crediamo di essere troppo lontano se parliamo di 60-70.000 casi l'anno in tutta la Penisola, Sono numeri impressionanti che si concentrano purtroppo anche in questo caso nelle regioni dell'Italia del sud e nelle due isole maggiori, con la maglia nera che spetta alla Sicilia ed alla Calabria seguiti da Sardegna ed Abruzzo, ma si affacciano anche regioni del centro nord come la Lombardia e l'Emilia dove i numeri sono minori ma purtroppo in costante aumento specialmente nelle zone di collina e montagna. Sapete quanti pirati della strada autori di investimenti a cani e gatti sono stati individuati complessivamente lo scorso anno? Meno di 300 il che equivale- conclude la nota animalista - allo 0,5% del totale degli investimenti".


BOCCONI AVVELENATI ANCHE NEL TRIESTINO

 Ad accorgersene i padroni di alcuni cani, che hanno contattato la Polizia Locale, rapidamente intervenuta sul posto.

Si tratta di polpette di sale, al cui interno è collocato il boccone probabilmente velenoso (servirà attendere il risultato delle analisi del caso). Verosimilmente sono stati collocati per colpire gli animali selvatici ma rischiano di rappresentare un pericolo mortale anche per quelli domestici, come i cani



BOCCONI AVVELENATI NEL PARCO A LIMBIATE

 LIMBIATE – La denuncia del tentativo di avvelenare i cani attraverso bocconi avvelenati lasciati al parco è arrivata dall’assessore alla Sicurezza Cinzia Galli, che dalla sua pagina facebook rivela quanto accaduto nelle scorse ore e ringrazia chi ha collaborato per permettere all’Amministrazione un intervento immediato.

Nella ricostruzione effettuata grazie ad un veterinario dell’Ente Nazionale Protezione Animali, i bocconi ritrovati disseminati nell’area del parco di via Trieste e nell’adiacente area cani erano un’esca per lumache, che sembra essere però molto pericolosa anche per gli uomini e gli animali da compagnia.

Le esche ritrovate sono state immediatamente raccolte, l’area è stata messa in sicurezza ed è stato richiesto un tempestivo intervento di bonifica tramite l’Azienda Socio Sanitaria Territoriale competente.



sabato 23 aprile 2022

DALL'UCRAINA ARRIVATI 100.000 PROFUGHI, 9.000 CANI E 2.300 GATTI

 ROMA (23 Aprile 2022) Sono quasi centomila gli ucraini in fuga dalla guerra ospitati nel nostro paese,  secondo i dati del Ministero dell'Interno per la precisione a ieri sera erano 99.393.di queste, 51.391 sono donne, 12.191 uomini e 35.811 minori. E con loro sono arrivati circa 9.000 cani e 2.300 gatti. E l'incremento è di circa mille nuove persone al giorno e con loro circa un centinaio tra cani e gatti. A questi si aggiungono oltre 3.000 cani e gatti entrati nel nostro paese grazie alle operazioni di salvataggio. "Domani è la Pasqua ortodossa, che interessa la maggioranza di questi nuovi arrivati, ed un altro 1.400.000 italiani di religione ortodossa, a tutti loro i migliori auguri di una santa pasqua di speranza di pace, e senza crudeltà sugli animali, l'invito- scrive nella nota stampa l'AIDAA ASSOCIAZIONE ITALIANA DIFESA ANIMALI ED AMBIENTE- è anche per loro di non mangiare l'agnello ne altri animali in questa giornata di festa e di speranza".



SCOPPIA UN INCENDIO NELLA SCUDERIA. ANIMALI SALVI

 scoppia un incendio – non è chiaro per quale motivo – e in contrada Catuso, fra un fienile e due box per cavalli, è l’inferno. E’ accaduto nella notte fra giovedì e ieri. A lavorare, cercando di salvare il salvabile, dopo che erano stati portati in salvo i cavalli, sono stati i vigili del fuoco del distaccamento di volontari di Cianciana e quelli del comando provinciale di Mussomeli. Ma anche i carabinieri della stazione cittadina e quelli del Norm che hanno subito avviato le indagini per stabilire cosa effettivamente ha innescato la scintilla iniziale.

I militari dell’Arma del nucleo Operativo e Radiomobile della compagnia di Cammarata, già nottetempo, hanno sentito il proprietario dei due box per cavalli: un impiegato, incensurato, sessantenne. Non filtra, naturalmente, nessuna indiscrezione sulle eventuali dichiarazioni acquisite dagli investigatori che hanno subito avvisato il sostituto procuratore di turno di Agrigento. Spetterà, inevitabilmente, all’inchiesta – che è stata appunto avviata nottetempo – provare a fare chiarezza su quello che è accaduto in contrada Catuso e che ha rischiato di uccidere dei cavalli. Il danno, provocato dal violento incendio, ieri, non risultava essere quantificato e non è comunque coperto da nessuna polizza assicurativa.