martedì 2 ottobre 2018

CANE SCOPRE CAVALLO AGONIZZANTE IN SICILIA


(ANSA) - CASTELVETRANO (TRAPANI), 1 OTT - Un cane ha trovato un cavallo agonizzante, che poi è morto, legato a un albero in un appezzamento di terreno di contrada Seggio, a Castelvetrano, nel Trapanese. Il cane ha attirato l'attenzione della padrona, che vive nei paraggi, conducendola sul posto dove sono poi arrivati il veterinario dell'Asp Leonardo Strada e i vigili urbani. Il cavallo, dopo circa un'ora, è morto.
    Nell'attesa della relazione del veterinario, i vigili urbani hanno già rintracciato il proprietario - attraverso il microchip dell'animale - che sarà sentito nelle prossime ore.

SU CACCIA E SELVATICI TAVOLO DEL GOVERNO

(ANSA) - ROMA, 1 OTT - "Nei prossimi giorni chiederò un incontro ai Ministri Costa (Sergio, Ambiente, n.d.r.) e Stefani (Erika, Affari regionali, n.d.r.) per affrontare le due problematiche relative alla caccia e al contenimento degli animali selvatici, che stanno mettendo in ginocchio la nostra agricoltura. Sono due argomenti troppo importanti per dibatterne solo sui giornali o sui social. Ne parleremo ognuno per le sue competenze". Lo ha detto in un comunicato il Ministro delle Politiche agricole e del Turismo, Gian Marco Centinaio (Lega).


ABOLIRE LA CACCIA ALLA DOMENICA. I PRIMI NO.

Sono Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna le prime regioni che dicono No alla proposta del ministro Costa di bloccare la caccia alla domenica, una proposta quella dell'abolizione che invece viene visto con favore dal governatore del Piemonte Chiamparino (in Piemonte la caccia era gia stata bloccata nelle domeniche di settembre).mentre dalla Sicilia arrivano risposte attendiste. Il ministro Centinaio (Agricoltura) vuole aprire un tavolo in cui si discuta delle norme della caccia e del bracconaggio ma anche della riduzione dei selvatici, lupi in testa. E questa cosa, questa specie di baratto non ci piace, per niente. 

lunedì 1 ottobre 2018

OMICIDIO DI CACCIA DI APRICALE. INTERROGATO A LUNGO IL CACCIATORE ASSASSINO

Il ragazzo stava passeggiando nell’Imperiese con il suo cane, quando l’ha raggiunto un colpo dietro l’addome. L’uomo che ha sparato, accusato di omicidio colposo, è stato sentito a lungo: avrebbe scambiato il giovane per una preda
Si continua a indagare sulla morte del ragazzo di 19 anni colpito domenica mattina da una fucilata all'addome, esplosa per errore da un cacciatore ad Apricale, nell’Imperiese. Il giovane stava passeggiando nel bosco con il suo cane quando un 29enne di Ventimiglia durante una battuta di caccia al cinghiale l'ha probabilmente scambiato per una preda e ha sparato. Il proiettile ha raggiunto il ragazzo dietro l'addome, uccidendolo.
Il cacciatore è stato interrogato a lungo
Le condizioni del ragazzo sono apparse subito gravissime. Ora i carabinieri cercano di far luce sull'accaduto, non tralasciando alcun dettaglio sulla dinamica. L'uomo che ha sparato, che è accusato di omicidio colposo, è stato portato in caserma e a lungo interrogato, così come gli altri cacciatori che si trovavano nelle vicinanze anche se, da quanto appreso, non ci sarebbero testimoni diretti di quanto successo. Al momento dell'accaduto stavano partecipando alla battuta di caccia al cinghiale due squadre: una di Camporosso e l'altra di Perinaldo, due località vicine ad Apricale. Il cacciatore, che pare avesse il porto d'armi da un paio di anni, faceva parte del secondo gruppo.
Ancora interrogativi da chiarire
Malgrado il caso sembri ormai chiuso, tuttavia restano ancora alcuni interrogativi da chiarire. La salma del 19enne è a disposizione del pubblico ministero Luca Scorza Azzarà, che potrebbe disporre l'autopsia. Non si esclude che venga successivamente disposta anche una perizia balistica per ricostruire la traiettoria del proiettile.

APPELLO AL CONI. ABOLIRE LA CACCIA COME PRATICA SPORTIVA

APPELLO AL CONI. ABOLIRE LA CACCIA COME PRATICA SPORTIVA
Roma (1 ottobre 2018) - "La caccia ancora oggi viene considerata uno sport e le federazioni ed associazioni dei cacciatori riconosciute dal CONI come promotrici di attività sportive, mentre sappiamo tutti che la caccia è un'azione violenta che porta alla morte di centinaia di migliaia di animali ogni anno ed anche alla morte ed al ferimento di centinaia di persone (cacciatori e non) ogni anno, tra cui anche il giovane Natanh ammazzato con un colpo di fucile da un cacciatore in Liguria. Il ragazzo non aveva ancora diciannove anni. Questo fatto di sangue ci indigna, come ci hanno indignato in passato i morti ed i feriti umani ed animali causati da questa vergognosa attività che si continua a chiamare sport. Per questo motivo  chiediamo al signor Ministro dell'Ambiente di avviare la procedura per l'abolizione per decreto della Caccia, ed al presidente del Coni di abolire da subito la definizione di caccia come sport, con la immediata espulsione delle federazioni di caccia dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano." Questo l'appello del presidente dell'Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente (AIDAA) Lorenzo Croce inviato questa mattina al presidente del CONI chiedendo che la caccia non venga più annoverata tra le pratiche sportive. 
per firmare la petizione

BIMBA SCOMPARSA. I CACCIATORI SPARANO SUI VOLONTARI CHE LA CERCANO

Fucilate di cacciatori tra Serle e Botticino, nel Bresciano, sulle squadre di volontari impegnati nelle ricerche di Yushra, la bambina autistica scomparsa nella zona il 19 luglio. Colpi sono stati sparati anche in concomitanza del passaggio di un drone dei Vigili del fuoco. Le ricerche, riprese nei giorni scorsi, sono state dunque complicate dalla mancata osservanza da parte di alcuni cacciatori delle ordinanze che vietano di sparare nelle aree interessate. L'allarme, con un nuovo appello al rispetto delle disposizioni emanate appositamente, viene dal Comune di Serle, che da' conto degli episodi riscontrati dalle squadre di operatori, tra ieri e oggi. Intanto le ricerche non hanno portato a novità né a nuove piste per rintracciare Yushra.

IL FIUTO DEI CANI PER SALVARE I LUPI DAL VELENO

Si chiamano Alma e Loba, un labrador ed un pastore tedesco, e sono i due protagonisti della lotta ai veleni che si combatte nei boschi dell’Appennino settentrionale. Con il supporto di due conduttori, agenti dei Carabinieri-Forestali altamente qualificati, ogni giorno perlustrano il territorio per assicurarsi che temibili (quanto illegali) bocconi avvelenati non mietano vittime tra i loro parenti più prossimi, i lupi, che ormai da 30 anni hanno spontaneamente ricolonizzato le foreste di quest’angolo di Appennino durante l’espansione verso nord iniziata negli anni ’70.
Con un’azione virtuosa nata grazie al progetto europeo LIFE MIRCO-lupo, che vede collaborare due Parchi Nazionali (oltre al Parco Appennino Tosco-Emiliano, il Gran Sasso e Monti della Laga), Carabinieri-Forestale e altri partner, è stato infatti da poco istituito uno degli 11 Nuclei Cinofili Antiveleno che operano nel nostro Paese per combattere la piaga del veleno.
E proprio in questi giorni questa battaglia ha visto realizzarsi un altro passo importante, reso possibile grazie al supporto del WWF Italia, con l’inaugurazione presso la sede del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano (a Ligonchio, provincia di Reggio Emilia) di una vera e propria “casa degli sniffer dogs” (così sono comunemente chiamati in inglese), in cui Alma e Loba verranno ospitate durante le operazioni di pattugliamento in zona. Oltre ai cani antiveleno la struttura potrà ospitare anche possibili ibridi in attesa delle verifiche genetiche e cani vaganti in attesa di adozione.
La realizzazione della casetta dei cani, interamente in legno, è stata possibile grazie ai fondi di due progetti LIFE, e la generosità dei cittadini che hanno sostenuto nel 2017 l’SMS solidale SOS LUPO del WWF, a cui si è aggiunto anche un generoso donatore.
Simbolo della natura incontaminata, il lupo (Canis lupus) in Italia si sta faticosamente allontanando dal baratro dell’estinzione, sfiorata a cavallo degli anni ’70, recuperando chilometro dopo chilometro gran parte del suo areale originario grazie alla maggiore disponibilità di foreste, di prede naturali e alla protezione legale, arrivando oggi a contare quasi 2.000 individui.
Tuttavia il retaggio di ‘animale nocivo’ rimane ancora nella mentalità di molte persone in alcuni contesti rurali, soprattutto laddove il ritorno del lupo dopo decenni di assenza ha fatto ‘dimenticare’ le buone pratiche tradizionalmente impiegate per limitare i danni al bestiame (recinzioni, cani da guardiania). Oggi le prede domestiche rappresentano una minima parte della dieta del lupo, eppure sono almeno 300 ogni anno gli esemplari uccisi con ogni mezzo per mano dell’uomo (in larga parte investimenti stradali), di cui una porzione significativa da parte di bracconieri senza scrupoli: veleni, armi da fuoco e tagliole sono tra i mezzi più utilizzati.
E a farne le spese non sono solo i lupi, ma anche decine di altre specie ancor più rare come orsi e rapaci. Le sostanze utilizzate per avvelenare sono facilmente reperibili perché usate in agricoltura, in orti e giardini (es. pesticidi, lumachicidi), per la disinfestazione (es. rodenticidi) e altro ancora. Altre sostanze, come la stricnina, non sono reperibili sul mercato, ma attraverso vie illegali.
Bocconi avvelenati destinati ai predatori possono essere confezionati in vario modo: polpette, pezzi di carne, uova e altri residui di alimenti, carcasse di animali. Gli alimenti avvelenati vengono disseminati nei boschi (per eliminare i predatori oppure i cani da tartufo di raccoglitori concorrenti), nei pascoli, vicino agli allevamenti di animali da cortile, attorno a campi coltivati, nelle zone dove avviene il ripopolamento di animali destinati alla caccia, ma anche le aree verdi urbane sono luoghi a rischio. Grazie alle straordinarie capacità di fiuto dei cani antiveleno come Alma e Loba, e al lavoro di addestramento dei loro conduttori, i bocconi avvelenati possono così essere scovati ed eliminati.