mercoledì 13 febbraio 2019

ORRORE. A BERGAMO I PRIMI GRUPPI DI CACCIA AL CINGHIALE CON LE FRECCE

La notizia è arrivata la scorsa settimana da Regione Lombardia: una mozione prevede, tra le altre cose, che a fianco della polizia provinciale per limitare il proliferare del suide selvatico vi siano anche i cacciatori dediti alla caccia al cinghiale con l’arco. Apriti cielo, la news ha subito iniziato a correre per la rete sottolineata dai commenti che gridavano «al lupo, al lupo», per la pratica considerata una grande novità, ma che in provincia di Bergamo, così come in tantissime altre zone d’Italia, è una realtà ormai assodata da anni.
A Bergamo, ed esattamente ad Alzano Lombardo, da circa una decina d’anni esiste una squadra composta da 4 unità, che esercita in un settore geografico a loro dedicato. Vengono catalogati come cacciatori di selezione e il loro referente è Luca Marchi, che palude alla scelta della Regione e sollecita un intervento dei suoi colleghi nelle zone dove può essere pericoloso lo sparo.

Per praticare la caccia con l’arco serve naturalmente uno specifico esame. Il bottino finora registrato dagli arcieri è di 3 cinghiali abbattuti nella scorsa stagione, uno nel 2017 e 7 nel 2016. Naturalmente stiamo parlando di un’attività ben regolamentata, come tutte le discipline della caccia. Non si tratta certo di romantici Robin Hood che vanno nei boschi a caso. La freccia si scossa al massimo da una distanza di 20 metri, un tiro preciso che i cacciatori impegnati ci confermano essere letale per l’animale. In Italia sono 200 i cacciatori coinvolti. La difficoltà nell’avere autorizzazioni non aiuta, mentre in Francia sono più di diecimila e e più di 4 milioni negli Stati Uniti, dove con l’arco si possono cacciare cervi; a livello europeo esiste una federazione che normalizza la formazione: la EBF.
Tornando a Regione Lombardia la mozione, proposta dal consigliere Paolo Ghiroldi, sollecita la Giunta e impegna ad attivarsi presso il governo e le Camere per introdurre e riconoscere la figura dell’operatore, che con licenza di caccia e a seguito di un corso di formazione possa operare negli interventi di controllo extra venatorio, al di fuori della stagione di caccia in supporto alla polizia provinciale, al fine di potere intervenire laddove ci siano segnalazioni di danni e necessità di ridurre la popolazione dei cinghiali.