Roma (10 aprile 2012) - Cani in spiaggia fioccano le prime multe, specialmente in Romagna, Sardegna e Marche. Sono una sessantina fino ad ora le persone che si sono rivolte all'AIDAA per chiedere consulenza in merito a contravvenzioni ricevute per essersi recati con il cane in spiagge libere e in alcuni casi anche semplicemente passeggiando sulla battigia. Multe salate che in alcuni casi superano le cento euro e che sono state fatte anche in assenza di cartelli che indicano il divieto di sostare in spiagga con il proprio cane. Mentre sono assolutamente nulle (e quindi da contestare) quelle che vengono comminate dai vigili zelanti (spesso la mattina presto) sulla battigia mentre si sta passeggiando con il proprio cane specialmente se si hanno con se il sacchetto e la palettina per raccogliere i bisognini di fido. In Italia purtroppo la gestione dei circa 8000 chilometri di coste è sottoposta ad una serie di regolamenti spesso diversi l'uno dall'altro. Infatti diversi sono gli enti gestori delle spiagge,enti che vanno dai comuni, fino alle capitanerie di porto, passando da provincie e regioni. AIDAA da anni si batte per chiedere spiagge libere attrezzate dove possano trovare posto i bagnanti con fido al seguito. Per questo motivo quest'anno è stata avviata una raccolta di firme di cittadini che chiedono spiagge libere per bagnanti e cani e fino ad ora sono state oltre 16.500 le persone che hanno sottoscritto la petizione LIBERA SPIAGGIA PER CANE (www.firmiamo.it/liberaspiaggiapercani), firme che verranno consegnate alla fine del mese di maggio al Ministro del Turismo ed al Presidente della Repubblica ed ai presidenti di Camera e Senato. Lo scorso anno furono oltre 2.600 le persone che multate per aver portato in cane in spiaggia che chiesero consulenza legale ad AIDAA e di queste almeno 500 le multe ritirate dai comuni in quanto fatte in assenza di segnaletica di divieto o addirittura di ordinanza, la media delle contravvenzioni è stata di 120 euro a multa (con punta di 1050 euro in un caso) fatto questo che permette ai comuni di fare cassa sulle spalle di animali e proprietari. Dal primo giugno anche quest'anno sarà attivato il servizio di consulenza legale dedicato proprio a coloro che vengono multati per aver portato il proprio cane in spiaggia libera, servizio online attivo all'indirizzo sportelloanimali@libero.it
Un
ciuffo di capelli su un topo e il mondo si riempirà di capelloni. Non è
la profezia di qualche storia fantastica da raccontare ai bambini, ma è
un recente studio che ha riscosso un certo successo e promette bene,
assicurano i ricercatori: grazie alle cellule staminali adulte un team
di bioingegneri è riuscito a far ricrescere i capelli,
certo ora si tratta solo di topi da laboratorio, ma gli studiosi sono
ottimisti. La speranza per milioni di calvi di tutto il mondo arriva da
un gruppo di scienziati giapponesi dell’Università di Tokyo, capitanati
da Takashi Tsuji.
I primi test sull’uomo tra 5 anni
Proprio da questo roditore potrebbe arrivare la risposta a due problemi che tormentano uomini e donne: i capelli grigi e la calvizie.
Certo, ci vorrà ancora del tempo prima che i nostalgici del pettine
posano acquistare nel negozio o in farmacia il “prodotto delle
meraviglie”, cioè un vero e proprio trattamento anti-calvizie che
funzioni. Per la precisione: «una decina d’anni», spiegano gli esperti.
Ma tant’è: i primi test clinici potrebbero essere avviati sull’uomo tra
3-5 anni.
Ricrescita di capelli tramite cellule staminali
In
sostanza gli scienziati nipponici hanno utilizzato un impianto di
follicoli derivati da cellule staminali su un gruppo di topi senza peli.
Questi follicoli sono quindi stati trapiantati nella cute degli
animali. Non solo i peli hanno iniziato a crescere, c’è stato anche il
normale processo di ricrescita di nuovi peli una volta che quelli più
vecchi sono caduti, così come avviene di norma con i capelli. «La
ricerca dimostra in tal modo il potenziale di una terapia non solo per
la rigenerazione dei capelli, ma anche la realizzazione di organi bioengenirizzati sostitutivi utilizzando cellule staminali somatiche adulte», spiega Tsuji in un articolo pubblicato su Science Daily. Gli esiti degli esperimenti sono stati pubblicati sulla rivista scientifica online Nature Communications.