lunedì 20 ottobre 2014

CACCIATORE 84ENNE MUORE CADENDO IN UN DIRUPO



Ventimiglia (Imperia) - Forse un malore improvviso o un passo falso all'origine della tragedia avvenuta ieri durante uan battuta di caccia in località Langan, nell'entroterra di Ventimiglia, nel comune di Pigna.
Un cacciatore di 84 anni è stato trovato ormai morto nel greto del torrente Nervia dopo una caduta di circa tre metri.

A scoprire il corpo senza vita sono stati i compagni di battuta che hanno cercato l'amico a lungo quando si sono resi conto che non era più nel gruppo.
L'uomo era riverso a terra in fondo ad un piccolo dirupo.
Recuperato il cadavere sono inziate le prime indagini. Il cacciatore potrebbe essersi sentito male improvvisamente oppure potrebbe essere scivolato finendo nel greto del torrente.
Esami medici accerteranno le cause del decesso.

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sabato 18 ottobre 2014

NON VUOLE DARE IL CANE IN ADOZIONE A UNA TRANS. DENUNCIATA.

meticcio nero - foto di repertorio

Milano (18 ottobre 2014) Il cane, un bellissimo meticcione di media taglia arrivato nei giorni scorsi dalle perreras era stato prenotato da una trans di Milano, ma una volta arrivata a casa sua per consegnare il cane, la volontaria, una milanese che lavora in un ente pubblico anch'ella nota nel mondo del volontariato delle associazioni che operano con le perreras. Bene la volontaria nonostante i preaffidi e i controlli siano andati tutti bene (e nonostante la trans avesse pagato quando dovuto per il microchip e i documenti di trasporto del cane) ha deciso di non dare il cane alla trans, proprio a causa della sua condizione personale. Ora la trans che risiede in zona sempione a Milano  si è rivolta al tribunale degli animali di AIDAA fornendo tutta la documentazione in suo possesso per ottenere il proprio cane. Se la volontaria nelle prossime ore non ottemperà alla consegna sarà denunciata per il reato di furto di animale e con lei la presidente della sua associazione che ha avvallato il divieto di consegna del cane per puro spirito di razzismo.

BRESCIA. CACCIATORE MUORE SCIVOLANDO IN UN CANALE

IL PUNTO DOVE E' STATO RITROVATO IL CACCIATORE MORTO - FOTO BRESCIA OGGI


Il fuoristrada ancora sul sentiero, il portellone posteriore del pick-up aperto e ben visibili le gabbiette con dentro i fagiani che di lì a poco avrebbe liberato per l'addestramento dei cani. Ma di lui, tutt'intorno, nessuna traccia. Angiolino Barboglio, cacciatore 67enne di Castelcovati, era già morto quando la sua vettura è stata ritrovata in piena campagna, in un viottolo trasversale a via Marocchina, attorno alle 9.50 di ieri mattina.
Il suo corpo era circa trecento metri più a sud, in prossimità della cascina Toa, ed è stato rinvenuto da un passante che ha notato lo strano innalzarsi del livello dell'acqua nel canale. «Convinto si trattasse di un sacco - spiegano alcuni vicini di casa - ha tentato di rimuoverlo, ma quando lo ha spostato ha visto comparire una mano e l'orologio».
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http://www.bresciaoggi.it/stories/Home/909823_cacciatore_muore_scivolando_in_un_canale/

AVEVANO DECISO DI UCCIDERE DANIZA PRIMA DEL 15 AGOSTO. ECCO LE PROVE

RICEVO E PUBBLICO CON AUTORIZZAZIONE DELL'ESTENSORE LE PROVE CERTE CHE AVEVANO DECISO DI UCCIDERE DANIZA BEN PRIMA DEL 15 AGOSTO, E PROBABILMENTE QUESTO ATTO METTE TUTTO IN CHIARO ANCHE LE DEMENZIALITA' INVENTATE DAL FUNGAIOLO. 






400 ALBERI A RISCHIO TAGLIO IN ABRUZZO

filare alberato - foto di repertorio

Una nuova emergenza sembra interessare i filari alberati in Abruzzo, secondo una segnalazione giunta ieri dapprima al telefono amico di AIDAA e successivamente confermata via email alla sede centrale di AIDAA, BEN 400 ALBERI sarebbero a rischio taglio in provincia di Pescara sulla strada che da Cappelle si collega a passo Cordone. Secondo la segnalazione infatti: "raticamente sarebbero inclusi anche i grandi platani sul lungo viale che porta al ristorante la Bilancia. La provincia ha fatto questa richiesta perché c'è stato un incidente su quella strada con un morto. La famiglia del defunto, schiantatosi contro un albero, ha fatto causa alla provincia ed ha vinto!  Quindi x evitare altre cause ed altri pagamenti hanno deciso di tagliare via il problema.". Abbiamo immediatamente iniziato le verifiche e vi terremo informati. 

giovedì 16 ottobre 2014

BASTA ALLEVAMENTI INTENSIVI

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO
Gherush92 Committee for Human Rights  



POLPETTE, STRACOTTO, SCHINTZEL, SCHAWARMA
NON SONO CHE CARNE DI ANIMALI TORTURATI E SOFFERENTI PER LEGGE




Qualcuno crede che agli animali destinati all’alimentazione kashersia garantito agio e benessere e che, poiché esistono anche le norme civili che proteggono gli animali, a queste bisogna attenersi. La verità è che gli animali destinati alla kasherut provengono dagli allevamenti intensivi, che la legge civile non assicura loro benessere e che polpette, stracotto, schnitzel, schwarma, piatti tradizionali ebraici, non sono che carne di animali torturati e sofferenti.

Nell’ambito delle norme sugli animali da reddito, ovaiole, mucche da latte, vitelli o polli da carne, sono evidenti alcune gravi contraddizioni. Essendo gli animali sia la fonte di alimentazione per l’uomo che la fonte di reddito per gli operatori del settore, la necessità del massimo rendimento/minima spesa entra inevitabilmente in conflitto con le esigenze del benessere in senso lato degli animali allevati. La conseguenza è che il pieno benessere non si persegue, ma non si persegue neppure quel livello minimo di “benessere” che per legge si vorrebbe raggiungere. Si riscontrano continue e diffuse violazioni delle norme, le quali, innalzando fortemente i costi di gestione, incoraggiano di fatto ogni sorta di abuso e di illecito che, paradossalmente, negli allevamenti, nei trasporti, nei macelli, sono la norma. Ci si adegua con estrema lentezza alle modeste regole della UE  sugli animali e anche gli ebrei si trovano nella situazione di consumare animali violati ed abusati.

Una seconda contraddizione riguarda il fatto che le norme civili, stabilendo il livello minimo di sofferenza ammesso nell’ambito dello sfruttamento intensivo degli animali, sono in effetti esse stesse la misura del tormento legalizzato, ammesso cioè per legge. E’ la legge, infatti, che, in base alle esclusive ed inflessibili necessità degli uomini di produrre carne, latte e uova a prezzi vantaggiosi, stabilisce caratteristiche e misura della sofferenza lecita degli animali da reddito. È la legge che rende legale ciò che in realtà è una produzione etologicamente inaccettabile ed ecologicamente insostenibile. Al confronto di un bovino che vive libero vent’anni e più nei pascoli, un vitello che vive costretto per sei mesi o un gallo che vive per qualche settimana per essere macellati non sono che una forma estrema di sofferenza. In questo senso le norme civili sugli animali da reddito si configurano  esse stesse come un abuso che anche gli ebrei, in quanto compratori e consumatori degli stessi animali sofferenti, accettano e perpetuano.

A tutto ciò si aggiunga la considerazione più importante. Se la legge civile che stabilisce il livello di sofferenza legalizzata non è che la sintesi dei negoziati in atto tra chi sostiene la perversa realtà degli allevamenti industriali e chi si batte per il benessere degli animali, la legge ebraica relativa alla protezione degli animali, tzar balè chaim, come quella della macellazione rituale, non prevede negoziati e stabilisce che gli animali non devono soffrire. Il precetto che vieta di procurare qualunque sofferenza agli animali durante la loro vita è una norma fondamentale dell’ebraismo; l’insostenibilità della sofferenza animale nella tradizione ebraica è tale che bisognerebbe prima preoccuparsi del loro benessere e solo dopo valutare le questioni relative al rendimento economico e produttivo. Questo significa che secondo la legge ebraica gli allevamenti industriali, dove la sofferenza estrema per ragioni economiche è la prassi, non possono essere ammessi.
E’ incontrovertibile che gli ebrei debbano attenersi alle leggi del paese in cui vivono ma nulla osta a smettere di cibarsi di animali sofferenti e chiamare l’ebraismo fuori da questo mercato di violenza perché mangiare polpette, stracotto, schintzel, schawarma di animali sofferenti, provenienti da abominevoli allevamenti intensivi dove si vive e si muore fra le torture, contravviene uno dei fondamenti della Torà e dell’ebraismo.
GLI ANIMALI CHE SOFFRONO NON SONO KASHERCHIUDETE GLI ALLEVAMENTI INTENSIVIValentina Sereni e Delfina Piu
Gherush92 Committee for Human Rights (ECOSOC)
gherush92@gmail.com
  

martedì 14 ottobre 2014

QUESTI SONO GLI ALLEVAMENTI INTENSIVI DI GALLINE OVAIOLE

NE PREDANO NOTA I SERVI SCIOCCHI ED I GIORNALISTI DI REGIME. 
FONTE. LAV.

Gli allevamenti intensivi di galline ovaiole

allevamenti_intensivi_galline_ovaiole
Secondo una recente indagine in Italia si consumano in media 3,4 uova alla settimana per famiglia, il 53% delle quali vengono acquistate dalla grande distribuzione (il 25% nei negozi di generi alimentari, 16% direttamente dal produttore  e il 5% nei mercati rionali). L’allevamento intensivo delle galline ovaiole è a tutt’oggi uno degli allevamenti che più di altri implica sistemi criticabili dal punto di vista etico e poco sostenibili a livello ambientale.
Violenza sugli animali
Solo nei paesi dell’UE  vengono allevati ogni anno 400 milioni di galline ovaiole, il 68% delle quali restano chiuse in gabbie da batteria. Lo spazio a disposizione per ogni capo corrisponde all’incirca alle dimensioni di un foglio A4. In tali condizioni l’amimale non solo non è in grado di esprimere alcun comportamento naturale come la cova delle uova, la ricerca del foraggio etc, ma non ha modo nemmeno di compiere semplici mvimenti come distendere le ali o girarsi senza difficoltà. Le galline ovaiole trascorrono la loro breve esistenza (circa un anno) in queste gabbie, in condizioni che provocano enormi sofferenze fisiche e psicologiche. Le gabbie possono essere impilate in altezza fino a quattro file, in enormi capannoni con ventilazione forzata, usata per disperdere gli altissimi livelli di ammoniaca provocati dalle deiezioni degli animali.
Per aumentarne la produzione, gli animali vengono sottoposti a lunghi turni di luce artificiale che ne alterano i bioritmi.
Il fondo in rete metallica delle gabbie provoca gravi lesioni e deformazioni alle zampe. Non essendo limate, durante la ricerca del cibo, le unghie crescono a dismisura ritorcendosi e spezzandosi con gravi conseguenze sanitarie. Ostioporosi e fratture alle ossa sono all’ordine del giorno.
Inoltre le galline sono animali con un’organizzazione sociale complessa e basata su una chiara gerarchia, hanno bisogno di luoghi appartati dove deporre le uova. In seguito a tali privazioni gli animali mostrano gravi alterazioni e patologie del comportamento.
A causa delle pesanti frustrazioni subite, le galline beccano ed aggrediscono le proprie vicine arrivando talvolta dei veri e propri atti di cannibalismo. Per evitare questo vengono sottoposte a debeccaggio, ovvero l’asportazione di un terzo del becco tramite coltello rovente.
Negli allevamenti per la produzione di uova i pulcini maschi, inutili ai fini produttivi, vengono separati dalle femmine alla nascita e triturati vivi.

Legislazione
Una direttiva europea impone dal gennaio 2012 migliori condizioni per gli allevamenti di galline ovaiole (decreto che ha impiegato ben 13 anni ad entrare in vigore, a causa delle forti resistenze dell’industria avicola). Tale direttiva stabilisce le norme minime per la tutela delle galline ovaiole: la gabbia deve essere minimo di 550 cm2, deve disporre di abbeveratoio, poppatoio, mangiatoie senza limitazioni di utilizzo. Vengono inoltre garantiti degli spazi minimi tra una gabbia e l’altra. Nonostante sia scaduto il termine da mesi la metà dei paesi dell’unione (tra cui l’Italia) non si è ancora adeguata.
Codice impresso sulle uova, come evitare di acquistare uova provenienti da allevamento in gabbia
In base alla cifra iniziale del codice impresso sulle uova è possibile riconoscere il tipo di allevamento da cui provengono:
3: galline allevate in gabbia
2: allevamento intensivo al chiuso
1: allevamento all’aperto (ovvero, si tratta di grandi capannoni con una media di 12 capi per metro quadro e la possibilità di accedere ad un’area esterna pari a 2,5 metri per gallina – spesso la via di accesso a tale area è talmente irrisoria che la maggior parte delle galline non vi accederà mai.
0: allevamento biologico (in molti casi gli spazi disponibili non cambiano, cambia però il metodo di allevamento). Le galline possono razzolare liberamente all’interno e all’esterno di capannoni, su un terreno ricoperto da vegetazione e coltivato con metodo biologico. Le galline sono alimentate con cibi biologici, integrati al massimo con un 20% di mangimi convenzionali.


fonti: dossier LAV 2010 sull’allevamento delle galline ovaiole