lunedì 2 dicembre 2019

IN 300 GIORNI AVVELENATI 80.000 CANI E GATTI

ROMA (2 dicembre 2019) - Quella dell'avvelenamento di cani e gatti randagi, rappresenta oramai chiaramente una scelta impunita usata come mezzo di contenimento dei randagi in particolare in alcuni territori delle regioni del sud Italia. Nei primi 300 giorni del 2019 (gennaio-ottobre) sono stati avvelenati oltre 80.000 cani e gatti randagi e di questi oltre la metà ha perso la vita tra atroci sofferenze. Nessuna delle inchieste aperte dalle varie procure italiane dalla strage di Sciacca in poi ha portato all'individuazione ed alla condanna dei responsabili degli avvelenamenti di massa, se non in casi specifici e che spesso hanno riguardato l'avvelenamento che ha coinvolto anche cani da caccia o padronali. In Italia ci sono oltre un milione e mezzo di cani randagi liberi e vaganti sul territorio, nessuna azione seria di prevenzione e sterilizzazione di massa al momento ha seria possibilità di essere messa in campo, in quanto molti di questi cani specialmente al sud vivono nelle zone montane e non raggiungibili se non attraverso l'utilizzo delle strutture mobili che appartengono solo alla veterinaria militare e che nonostante le decine di appelli non è mai stata messa in condizioni di partecipare a serie campagne di sterilizzazione di massa, appare quindi evidente che l'avvelenamento viene utilizzato come mezzo di contenimento del proliferare dei randagi. Li uccidono in  maniera orribile, una morte con spasmi e dolori lancinanti che ha interessato quasi 20.000 cani nella sola Sicilia, 8.000 randagi avvelenati in Sardegna. Oltre 5.000 casi in Puglia, Calabria, Abruzzo e Campania. I numeri sono sotto gli occhi di tutti, chiunque si occupi di gestire i randagi sa che questi numeri sono spesso in difetto rispetto alla realtà. Ora ci chiediamo come AIDAA se questa strage dovrà continuare impunemente, oppure se qualcuno avrà finalmente il coraggio di porvi fine in maniera seria, magari senza aspettare che a morire non siano i cani ma magari qualche bambino.