martedì 14 settembre 2021

SARDEGNA. FERITA UN ALTRA AQUILA DI BONELLI

 Si chiamava Tepilora. È stata trovata morta per mano dei bracconieri nei pressi del lago di Monte Pranu, nel Sulcis. Era una delle aquile pioniere del progetto europeo “Aquila a-Life”.La notizia risale a qualche anno fa ma ritorna in mente dopo che, qualche giorno fa, è tornata a casa un’altra aquila ferita dalle fucilate. Bonaria, è tornata in voliera a Tepilora alla fine di agosto, recuperata dopo una frattura del femore, molto probabilmente anche questa volta per un incidente di caccia.

Operata lunedì scorso dal veterinario di Forestas presso il centro fauna di Bonassai (SS), ora è sotto osservazione con la speranza che si riprenda presto e torni a volare insieme alle altre aquile di Bonelli che stanno (ri-)popolando la nostra isola grazie al progetto Aquila A-Life con GREFA ed Ispra – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.

La storia di Tepilora

La storia di Bonaria, che è riuscita a salvarsi dai pallini dei bracconieri, riporta alla luce quella di Tepilora. Arrivata in Sardegna dal centro di riproduzione in cattività di Vandèe in Francia, era stata rilasciata, insieme ad altre quattro, nell’agosto 2018 all’interno del Parco Regionale di Tepilora,  aveva sorpreso i ricercatori quando, all’apertura della gabbia, spiccò per prima un volo sicuro verso i cieli della Sardegna. A settembre dello stesso anno era stata ricatturata a Muravera, poiché le posizioni fornite dal trasmettitore GPS, di cui era dotata, avevano indicato movimenti troppo limitati. Dopo aver trascorso dieci giorni nella voliera nel parco di Tepilora, era tornata di nuovo in libertà.

Esplorando l’intera isola, l’aquila aveva scelto i dintorni del Lago di Monte Pranu, dove stazionava per lunghi periodi e aveva trascorso anche l’ultimo inverno. Da lì era solita partire periodicamente per esplorare la Sardegna, spesso seguendo la linea di costa, ma tornando sempre nei boschi intorno al lago. A maggio, in una delle sue esplorazioni, si era spinta fino in Corsica per rientrare in Sardegna dopo pochi giorni e, con un volo pressoché diretto, era tornata nel Sulcis.

Qui purtroppo era stata volutamente uccisa da una fucilata che, scriveva l’Ispra, “ha messo  fine a tutto ciò che avrebbe potuto rappresentare la sua sopravvivenza per il ritorno di questa specie così iconica e importante per la funzionalità degli ecosistemi delle foreste mediterranee della Sardegna.

“Questo gravissimo atto di bracconaggio è un torto fatto alla società civile, vanifica il lavoro di moltissime persone dedicate alla conservazione della specie ed i cospicui investimenti in termini di fondi pubblici che la stessa Commissione Europea ha destinato alla Sardegna attraverso il progetto Aquila a-Life, valorizzando Enti e realtà sarde anche a livello internazionale. Il ritorno dell’Aquila di Bonelli offre all’isola – oltre all’ovvio valore ecosistemico – un elemento di forte attrazione per nuove attività di ecoturismo destagionalizzato soprattutto in quelle aree interne così paesaggisticamente rilevanti, ma non ancora pienamente conosciute dal flusso turistico prevalente”.

“L’uccisione dell’aquila è un delitto che, oltre a costituire un reato ai sensi della normativa nazionale e comunitaria, causa un grave danno di immagine alla Sardegna davanti alla comunità nazionale ed internazionale – evidenziava Iscra – . Nel condannare l’azione inqualificabile compiuta contro Tepilora, i ricercatori impegnati nel progetto sono certi che la comunità dell’isola si farà custode delle altre aquile che volano oggi sicure nei cieli sardi, certi che la prossima primavera vedrà nuovamente, dopo tanti anni, gli imponenti nidi della magnifica Aquila di Bonelli nelle foreste della Sardegna”.