domenica 27 settembre 2015

LA DONNA CHE ACCUSA I CARABINIERI DI RUBARE CANI....

essendo passati cinque anni e avendo la stessa signora FRANCESCA SORRENTINO allo ad autorizzare la diffusione di questa lettera, mi pare giusto renderla pubblica. In questa lettera inviata dalla signora in questione al tribunale degli animali di AIDAA accusa l'arma dei carabinieri di fatti innominabili.  E' lunga ma vale la pena leggerla per capire con chi abbiamo a che fare.
Copia della presente allegata ad una denuncia penale è stata inviata alle autorità competenti.


Premetto sono una volontaria salvo cani da più di 30 anni. Essendo la moglie di un Maresciallo dei Carabinieri, che Comanda la Stazione del paese in cui vivo, occupo da 20 anni l'alloggio di servizio. Era una mattina di Aprile quando nel giardino di casa mia stavo preparando 12 cuccioli, che alle 13 dovevano trovarsi in aereoporto di Lamezia Terme con destinazione Milano, dove i volontari avevano trovato l'adozione per loro. Ero felice, perchè quando salvo solo un cane, per me è un a grande soddisfazione. Un tale dalla parte opposta del giardino mi chiede, in modo sgorbudico, di chi fossero quei cani, prima di dargli qualsiasi spiegazione chiedo a lui chi fosse, con voce autoritaria mi risponde decendomi di essere un collega di mio marito che presta servizio nei N.A.S.. Verso le ore 11.00 dello stesso giorno, mentre che ero pronta per partire per Lamezia Terme per l'imbardo dei cuccioli, vengo chiamata da mio marito che mi chiede di recarmi subito in Ospedale dove i N.A.S., che avevano individuato un gruppo di cani che io conoscevo bene, avevano già provveduto al loro accalappiamento e al trasporto presso il canile "La casa di ARGO", sito in Villapiana. Nei giorni successivi, preoccupata per i suddetti cani, che abituati a stare liberi, si trovavano ora costretti in dei box piccoli dove potevaqno muoversi con difficoltà. Mi ritrovo almeno tre volte la settimana ad andare a trovarli, sono cetra che la mia presenza li riassicura, difatti appena mi vedono arrivare mi fanno mille feste, e io convinta che mi ascoltano e capiscono ciò che gli dico, gli faccio sempre la solita promessa (State tranquilli, passerà del tempo, ma vi tirerò fuori di quì). In uno di questi giorni, mentre io ero al canile, mi viene comunicato che nel paese in cui vivo  ci sono i N.A.S. insieme al personale del canile, che stanno facendo altre catture. Preoccupatissima telefono alla mia amcia che abita nel paese vicino al mio, la quale, anch'essa volontaria, si reca sul posto, vede che i miei cani, (miei nel senso che vivono con me) è che non si sa da chi erano stati liberati, si trovano nelle mani dei signori colleghi di mio marito. I signori dei N.A.S. così avevano raggiunto il loro scopo: quello di portare via i cani del Maresciallo. La mia amica pensando che i signori avessero un pò di rispetto di mio marito, chiede loro di liberarli perchè quei cani hanno già un padrone e che si tratta del Maresciallo. Uno di loro, con aria sfottente, con tanto di superiorità visto il ruolo che ricrope, comincia a ironizzare ripetendo più volte il mio nome e quello di mio marito, e minaccia la mia amica dicendole che se non sparisce in pochi secondi sarà costretto a farle una multa (per cosa non l'ho ancora capito) e dice che siccome li piace tanto il numero 19, dovranno essere 19 i cani catturati nel paese. Nei giorni successivi io faccio finta di niente e collaboro con il personale del canile alla cattura dei altri 20 cani. In prevalenza faccio catturare le femmine sapendo che, una volta entrate in canille, verranno sterilizzate, microccipate e vaccinate, e così per me sarà molto più facile darle in adozione. Alla fine di tutto questo vengo a sapere che su 28 cani, 8 di loro vengono posti sotto sequestro dal signore dei N.A.S., senza dare spiegazioni. Discuto della situazione con il Sindaco, che precedentemente era stato denunciato dai N.A.S.. Lui per ripicca, ma anche per ignoranza, comincia a dirmi che non farà mai dissequetrare i cani, che non pagherà mai un centesimo per loro, e di conseguenza i cani possono anche morire in canile. Non mi arrendo e comincio a fare adottare i primi 17 cani, per fortuna riesco ha trovare gente sensibile. Dei controlli fatti da me negli ultimi temopi, ho potuto notare che i suddetti cani godono di ottima salute. Ma il problema rimane, sono ancora 11 i cani rimasti nel canile, penso e ripenso come farò a tirarli fuori. Scrivo al Pubblico Ministero chiedendo il dissequestro dei cani, ottenendo risposta negativa, i cani sono di proprietà del Sindaco e che se vuole lui a chiedere il dissequestro, ma non solo deve anche pagare le rette, diversamente non sarà concesso anche a lui il dissequestro. Io sono sempre più convinta che questa stroria si dovrà concludere il più presto possibile e era in questo mio scirtto spiegherò le mie ragiuoni. Ecco finalmente un raggio di luce , il Sindaco spinto da chi sa cosa decide di pagare 13.000,00 euro e automaticamnete i cani vengono dissequestrati. Sono felicissima, la mia determinazione e la mia forza mi hanno premiata, i cani sono finalmente liberi. Informo tutte le volontarie del Nord, persone straordinarie che mi chiedono di attendere qualche giorno, affinchè possono trovare uno stallo presso qualche pensione, anche perchè si tratta di ben 11 cani adulti. Finalmente un giorno arriva la telefonata e i cani possono partire. Era il giorno 16/12/2009, quando la mattina alle 6,00 mi reco presso il canile, carico i cani su un furgone e via verso Roma, dove una steffatta proveniente da Milano prende i cani e li porta a Milano dove si trovano tutt'ora, dove sono felici e sono in attesa di adozione. Tutta questa storia è parallela a un'altra storia di notevole importanza. Vi ricordate dei 12 cuccioli in partenza per Milano, e del signor lecchino dei N.A.S., per farsi bello agli occhi del Colonnello, che forse non si era accorto della sua esistenza, si reca da lui e gli riferisce che io quella Caserma l'avevo trasformata in un canile. Il Colonnello avvisa il Capitano che chiama mio marito, e dopo averlo umiliato e ricattato, gli impone di fare domanda di trasferimento, perchè i miei cani non possono abitare con me e soprattutto nell'ambito della Caserma. Mi dispero, la cosa peggiora giorno per giorno, vengono spesso a ispezionare la zona in cu ivivo, a momenti me li ritrovo dentro casa. Durante una delle ispezioni, vedono una rete e una sbarra che io avevo provveduto a mettere per evitare che i miei cani scappassero. Scoppia il finimondo. Il Capitano scrivre tuttò ciò che vede, arriviamo al punto  di dover interpellare un avvvocato, perchè mio marito si trova costretto a dover fare una memoria difensiva. Vedo mio marito, depresso e deluso, si deluso dai suoi superiori, senza alcun rispetto lo trattano come se fosse colpevole, non si sa di quale reato e si accaniscono contro di lui, i miei cani e contro la mia  famiglia, servendosi delle loro stellette attaccate ad una divisa che dovrebbe rappresentare il rispetto per tutto ciò che ci circonda: persone, animali e cose. Preciso che i miei cani  da me e da mio marito sono controllati, non hannno mai invaso i locali dell'edificio adibito a Caserma, ma perchè sempre confinati nella mia privata abitazione. Cado in depressione, ma la mia forza, l'amore per mio marito e per mia figlia e per  i miei cani, è più forte di qualsiasi cosa e grazie al Professore di Roma, che mi cura da mesi, mi riprendo e ne vengo fuori. Sono più forte e determinata e più combattiva di prima, però vedo mio marito sempre più triste, demotivato a fare qualsiasi cosa. Mi rendo conto che è arrivato il momento di andarsene e inizio a preparare tutti i pacchi, ogni oggetto che metto dentro sono ricordi che mi ritornano in mente, dei 24 anni trascorsi in questo paese, dove tutti mi adorano e hanno tutti i buoni motivi perchè io sono stata una persona che ho sempre aiutato tutti, a livello economico, morale, insomma non mi sono mai tirata indietro. Mio marito fa venive un furgone, e mentre aiuta a caricare  gli scatoloni, che hanno oltre al loro contenuto, sono bagnati dalle mie lacrime, per puro caso mio marito scivola giù per le scale, facendosi seriamente male: ferita lecero contusa al polpaccio e dolori lancinanti alla schiena, quindi è costretto a chiedere dei giorni di malattia. Quì si scatena l'inferno, il Capitano da una parte e il Colonnello dall'altra, cominciano a metterlo in croce con tutti i loro mezzi e soprattutto con il potere delle loro stellette. Crollo totale di mio marito, che vede cadere per pezzi il suo mito, tutto quello per cui si era sacrificato "L'Arma dei Carabinieri", disperato mi dice che non c'è la fa più e che qualche giorno finirà per combinare qualcosa, la delusione è tanta, e il coraggio è svasnito assieme al suo mito. Io invece, sentendo queste parole, tiro fuori la mia forza e la mia determinazione, sfoderando tutte le mie armi. Telefono al Signor Capitano "Senza  signore", mi hanno insegnato a non regalare perle ai porci. Lo faccio venire in Caserma e carico tutto ciò che avevo dentro senza risparmiargli niente. Le sue risposte poco convincenti e il suo odio verso i miei cani e verso mio marito e verso di me, mi fanno capire che anche lui come tanti e un individuo molto limitato, allora decido di scrivere una lettera, e dopo averlo fatto mi reco nello studio di un Avvocato e la deposito. Il suo contenuto è questo "Se dovesse accadere qualche cosa alla mia famiglia, i primi a dover rispondere dovranno essere il Capitano e il Colonnello". Il giorno dopo e dal Colonnello che mi reco, dopo aver ascoltato le mie parole e la mia rabbia, mi rassicura, dicendomi "Non si preoccupi, ogni volta che ha dei problemi, si rivolga a me stia tranquilla". Io me ne vado, ma la sua gentilezza non mi convince, troppe stellette su quella divisa, mi chiedo cosa tramerà alle mie spalle. Passano i giorni è tutto tace e io comincio a credere che forse mi ero sbagliata a pensare che anche lui fosse come il Capitano. Cinque giorni fa ricomicia la guerra, questa volta arriva il diavolo in persona, cioè il Colonnello. Viene dietro casa mia, vede la sbarra, e lui stesso la toglie e ordina immediatamente la rimozione della rete, e con tanto di autorità chiede informazioni ai Carabinieri dei miei cani e dice loro che ogni volta vedono un cane devono telefonargli. Nnn mi ero sbagliata a dubitare della collaborazione del Colonnello, nel paese di San Francesco di Assisi chi ama gli animali viene guardato con sospetto e persino perseguitato. Questa storia ha reso la persona forte e equilibrata come mio marito era, in un debole che ha bisogno della sua famiglia per sopravvivere. Io non mi fermo, e se necessario promuvuerò un azione legale, perchè per chi ha dato tanto all'Arma dei Carabinieri, non può per motivi inconsistenti, scadere così agli occhi dei suoi Superiori, chiederò presto un incontro con il Generale, di certo sarà come gli altri o forse peggio. E se tutto questo non bastasse, farò di tutto per poter incontrare le massime autorità dello Stato e li metterò a conoscenza di cosa sono capaci  certe persone, che servendosi dlle loro divise, e soprattutto delle loro stellette, sarebbero capaci di indurre persone sensibili a commettere degli atti inconsulti. E poi chi ha fatto tanto male alla mia famiglia, dovrà pagare. Adesso mi rivolgo a voi volontarie, fate girare questa lettera in tutte le parti d'Italia, portate questi fatti a conoscenza di tutti, fate il casino che meritano, almeno da voi mi aspetto solidarietà e affetto. Vi ringrazio di cuore e vi saluto Francesca Sorrentino.



Fatemi sapere quando la riceverete.